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Ricordando Thomas Jefferson...

Intervista a Wu Ming.

Si consente la riproduzione parziale o totale dell'opera e la sua diffusione per via telematica, purché non a scopi commerciali e a condizione che questa dicitura sia riprodotta. La libera diffusione dei vostri libri può avvenire soltanto per via telematica?

Uno può anche fotocopiarsi il libro e regalarlo in giro. Oppure, una volta scaricato il file dal nostro sito, stamparlo e darlo a un amico. Volendo, uno può anche copiarlo a mano, se vuole. Può scrivere intere pagine sui muri con la bomboletta. Purché non chieda denaro in cambio di questa diffusione.
Tempo fa un nostro lettore di Napoli, Andrea Finizio, ha scaricato il file di Q, ridotto il font a dimensione minuscola ed eliminato gli a capo, riuscendo così a stamparsi tutto il romanzo su una T-Shirt, davanti e didietro. Tutto intero, dal prologo all'epilogo. Non stiamo scherzando, se non ci credete, il pdf si trova qui.
Certo, basta un lavaggio, al massimo due, e diventa un'indistinta ombra grigiolina, ma quel che importa è il gesto. Comunque la via telematica è la più diretta e meno bizzarra. :-)


Gli editori accettano le licenze libere di buon grado o hanno il timore di non vendere?

Molti editori non hanno ancora capito che le licenze libere fanno vendere di più, non di meno (certo, data per assodata la qualità del libro). Qualcosa si muove, la situazione è più fluida rispetto a qualche anno fa, non siamo più tanto isolati, grazie al lavoro di una vasta rete di operatori. Il ritardo culturale accumulato dalla maggior parte degli editori (non soltanto italiani) è qualcosa che ferisce l'anima. Guardate i siti web degli editori: fanno quasi tutti schifo. Sono progettati male, poco usabili, respingenti. Spesso non ci trovi niente di significativo a parte liste di titoli e prezzi. Ecco, il più delle volte sono miserande, laconiche bacheche, non sollecitano in alcun modo il dialogo coi lettori, la partecipazione etc. Attendersi entusiasmo per le licenze libere da parte di soggetti "imprenditoriali" che non sono ancora approdati alla dimensione del vecchio web mentre tutta la rete viene sconvolta da innovazioni una in fila all'altra, ci sembra davvero troppo.


Una volta avete spiegato il copyleft ai bambini: ma ai bambini perché dovrebbe interessare il copyleft? In altre parole: vedete il futuro del copyleft con ottimismo?

Un vecchio numero della rivista anarchica Volontà si intitolava: Lasciamo il pessimismo per tempi migliori. Un apparente paradosso, in realtà la frase non fa una grinza: in questo momento non possiamo in alcun modo permetterci il pessimismo. Dobbiamo essere ottimisti, e non soltanto per quanto riguarda copyleft, cc, nuove idee di proprietà intellettuale.


Molti ricordano Thomas Jefferson per questa frase: Chi riceve un'idea da me, ricava conoscenza senza diminuire la mia; come chi accende la sua candela con la mia riceve luce senza lasciarmi al buio. Pochi lo ricordano per avere dato inizio a quello scontro anglo-arabo di cui ancora oggi il mondo paga le conseguenze. I Wu Ming per cosa vorrebbero essere ricordati?

Completiamo la frase: gli schiavi che davano la forza-lavoro a Jefferson arricchivano lui e si massacravano di corvées fino alla consunzione, in cambio di un tozzo di pane e una pacca sulla spalla [n.d.r.: la pacca sulla spalla!?]. Non c'è da sorprendersi del fatto che scapparono quasi tutti per arruolarsi nell'esercito inglese. A Londra la schiavitù era già in via di abolizione, gradualmente sarebbe stata abolita in tutto l'Impero, decenni prima che succedesse nel Paese fondato da Jefferson e soci. Come fa notare Simon Schama, se guardiamo la rivoluzione americana dal punto di vista del nero, il rapporto oppressi-oppressori si rovescia del tutto. Nella Dichiarazione d'indipendenza c'è scritto: Noi riteniamo che le seguenti verità siano di per se stesse evidenti; che tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono dotati dal loro creatore di alcuni Diritti inalienabili, che fra questi sono la Vita, la Libertà e la ricerca delle Felicità. Gli schiavi di Jefferson presero in parola il loro padrone, si dileguarono e alla prima occasione gli spararono addosso.
Venendo a noi: vorremmo fossero ricordate le storie che abbiamo narrato, di cui ci siamo fatti latori, emissari, casse di risonanza. Speriamo che qualcuno, anche tra generazioni, continuerà a raccontarle intorno a un falò, libero di modificarle, allungarle, asciugarle, stravolgerle, non attribuirle a nessuno in particolare etc. Ma soprattutto, vorremmo essere ricordati dai nostri figli come bravi genitori. Questa è una delle due titaniche imprese che ci tengono occupati oggidì.
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