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Creando si vive - 11/03/2012
Intervista al regista, sceneggiatore, produttore cinematografico, scrittore e poeta Silvano Agosti.



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Liberalizzare il software per liberare le menti.

Intervista a Renzo Davoli, Professore associato di Informatica all'Università di Bologna.

Una petizione per la liberalizzazione nel campo del software per pc: vediamo nel dettaglio la proposta e i motivi che hanno spinto alla sua elaborazione.

La proposta esprime un concetto estremamente semplice: se ho davanti due contratti di natura diversa da firmare:
1- il prezzo stabilito per ogni contratto deve essere indicato separatamente
2- devo poter firmare l'uno, l'altro o entrambi.

Ora nella vendita di personal computer questo non avviene, veniamo posti davanti a due contratti, la vendita del bene fisico e il contratto di licenza d'uso per il software preinstallato, e non ci viene concessa alcuna libertà di scelta, né di sapere il prezzo separato dell'uno e dell'altro.

I fornitori di software proprietario (Microsoft in testa) si difendono dicendo che esistono alcuni fornitori di personal computer i quali, per alcuni prodotti, con particolari canali di vendita consentono la separazione dei due contratti. Questo è un alibi. I contratti devono sempre essere separati, nel negozio come nel volantino del supermercato che arriva a casa.

Il motivo che mi ha spinto a scrivere la petizione è semplicemente di impegno civile: nella mia visione della docenza universitaria è il mio terzo lavoro. I primi due sono ex-equo didattica e ricerca. Man mano negli anni è aumentata la distanza fra quello che studio e la percezione pubblica dell'informatica. Molti concetti sono stati completamente sovvertiti per specifici interessi economici, che affossano per giunta l'economia dell'Italia. Da cittadino che vuole bene al suo paese mi sono sentito in obbligo di intervenire. Su questo tema potrei farci un intero corso di studi (e infatti è argomento di un master che dirigo) ma qui desidero solo dare alcuni spunti. Lo stesso concetto di "informatica" è stato dimenticato. L'informatica non e' una tecnica. L'informatica è la scienza che studia come fornire in modo automatico informazioni all'uomo. Ha tre problemi fondamentali: il procedimento di trasformazione dei dati in informazioni (elaborazione), il trasferimento dei dati o delle informazioni dello spazio (comunicazione) e nel tempo (memorizzazione). Studia i linguaggi migliori per elaborare (linguaggi di programmazione), comunicare (protocolli), memorizzare (formati). Studia i processi mentali di soluzione (algoritmi), e la traduzione in forma automatizzabile (programmazione). I computer non sono "informatica" sono computer e basta. Già il fatto che nel negozio o nel volantino pubblicitario ci sia scritto informatica per indicare la vendita di computer significa che l'ignoranza dilaga! Avete mai visto scritto "matematica" nel reparto delle calcolatrici, o "fisica" dove si vendono termometri o tachimetri? Questo crea una confusione tremenda. L'uso di un computer non ha nulla a che fare con lo studio dell'informatica. Eppure oggi nelle scuole i genitori vengono presi in giro e credono che i loro figli studino informatica con stupide e inutili "patenti" (che non sono neanche "europee", noi italiani siamo gli unici ad aver introdotto in modo generalizzato nelle scuole pubbliche questa pratica, rendendoci ridicoli all'estero). Anche la scelta di delegare l'insegnamento dell'informatica agli insegnanti di tecnica nelle scuole medie non sta in piedi, dimostra ancora una volta che il concetto di informatica è stato dimenticato. Si sta quindi sistematicamente divulgando ignoranza di informatica vera.

Qui prodest? Siamo di fronte ad un vero e proprio meccanismo di propaganda, ad una dittatura di mercato. Nelle scuole invece di fornire conoscenza riutilizzabile, spendibile liberamente, si addestrano (ammaestrano) gli studenti all'uso di programmi di specifiche marche (NB la pubblicità nei libri di testo è vietata!). Nei supermercati, nei negozi dove va la maggior parte del pubblico (insomma non su alfa centauri) si vendono solo computer con certi programmi. I giornali ricevono grandi investimenti in pubblicità che alla fine condizionano le linee editoriali. Anche lo Stato, gli enti pubblici etc. ricevono "regalie" col conto da pagare. Ma è un conto che paghiamo noi, con obblighi di acquisto e limitazioni nella nostra libertà personale. Avrei ancora mille esempi, ma per ora mi fermo qui.


Se i cittadini fossero liberi di scegliere il sistema operativo da utilizzare, Linux avrebbe una diffusione notevolmente maggiore oppure comunque la scelta ricadrebbe sul prodotto più noto e più costoso (spesso il fatto che un prodotto sia più costoso genera la convinzione che sia anche qualitativamente migliore)?

E' bella questa domanda... Mi permetta di risponderle "per assurdo", da matematico: se poi scegliessero lo stesso il prodotto noto e costoso tanto vale non dargliela la libertà?

Intanto i 3000 che già hanno firmato penso avrebbero beneficio, non dovendo acquistare una licenza inutile. Potendo poi vedere i costi della licenza d'uso, o meglio il risparmio del "senza licenza d'uso", gli utenti verrebbero incentivati a provare alternative, chiedendole poi anche ai negozianti.


All'atto di acquistare un pc (magari per la prima volta e dunque a digiuno dell'"abc informatico") non pensa che molte persone preferiscano avere un sistema operativo preinstallato e noto, sul funzionamento del quale possano ricevere spiegazioni e consigli da amici che già ce l'hanno (di Windows Vista esiste una sola distribuzione, mentre le distro Linux sono tante e per questo è più difficile riuscire a ottenere spiegazioni ad hoc)?

Sul sistema preinstallato concordo. Ma non è detto che sia Vista, potrebbe essere Ubuntu o MacOSX. Nessuno pretende che tutti si installino il sistema operativo da soli, anche se ultimamente è diventata una operazione molto semplice nella maggior parte dei casi.

In merito alla presenza di una sola versione molto diffusa rispetto a tante versioni faccio alcune considerazioni. Se esistesse un solo libro di storia ormai diffuso nel 90% delle scuole, nei supermercati venisse venduto un solo libro di storia, con i proventi della vendita l'editore si comperasse paginoni di giornale così che il giornale abbia paura di parlare dei libri di storia alternativi, lei sarebbe qui a dirmi: "così gli studenti sanno tutti cosa sta a pagina 42?", oppure "è difficile capire la storia se ci sono due opinioni discordanti sulla figura di Mazzini"?

Quello che succede oggi è che non si usa l'informatica, si è schiavi dei computer. Se facciamo operazioni senza capirne il senso, meccanicamente, non solo siamo obbligati alla coerenza assoluta dell'interfaccia e dei particolari, ma non siamo in grado di tollerare il benché minimo intoppo o anomalia di funzionamento. In breve in questo modo si diventa utilizzatori inutili di computer, presto sostituibili veramente da computer perché capaci solo di fare azioni automatizzabili.

Al contrario la varietà e la diversità aiutano al miglioramento, come la biodiversità indispensabile allo sviluppo della vita. Si capisce di più di ciò che succede "dietro le quinte" e si diventa flessibili, lasciatemi dire "umani". Anche i telefonini hanno interfacce e strumenti software, ci sono tante interfacce diverse e se si cambia telefono si imparano le nuove funzioni. Se volete esiste anche una patente per l'uso del telefono cellulare (www.eppdl.org), ma è solo una bufala che ho scritto io qualche tempo fa per rendere evidente l'assurdità dell'altra.


Quanto incide sulla scelta di un sistema operativo il fatto che ad, esempio, gli operatori telefonici forniscono assistenza solo su sistemi Win e Mac? Quanto incide sulla scelta di un sistema operativo il fatto che alcune periferiche, come ad esempio un certo player mp3, possono essere utilizzate soltanto con Windows? Insomma, quanto incide sulla scelta di un sistema operativo il fatto che la posizione dominante di Microsoft è oramai estesa sul mercato in relazione a una vasta gamma di prodotti differenziati? Non siamo davanti a un uroboro? Come uscire da questa situazione?

Creando le condizioni economiche perché ci possa essere concorrenza. Esistono lettori con supporti GNU-Linux, i gestori si adatteranno, se no faremo un'altra petizione. Il primo che si adatterà si troverà un incremento di clienti.

Al contrario esistono sistemi non supportati da Vista, di questo però non se ne parla. Quanto fa comodo alle aziende (e alle famiglie!) poter limitare l'obsolescenza del proprio personal computer! Con Vista devo usare una macchina Intel di ultimo grido, l'ultimo Ubuntu funziona anche sui powerpc o su macchine meno potenti. I miei figli usano Ubuntu (ultima versione) su macchine che mi sono state regalate da una azienda perché dovevano aggiornare l'hardware per colpa di Microsoft. I miei figli non hanno avuto necessità di inutili patenti per l'uso, guardano wikipedia e youtube, scrivono ricerche con openoffice, parlano con gli amici con l'instant messaging, insomma hanno un computer a testa pienamente operativo.


Partendo dalla constatazione del risparmio di spesa, è sufficiente una manovra di "risanamento" mirata, in cui la mano pubblica si limiti a fissare alcune regole affinché il libero mercato sviluppi poi l'auspicata concorrenza?

No, occorre una posizione attiva e investire risorse. Gli enti pubblici e le pubbliche amministrazioni non sono aziende: non hanno reddito e NON devono minimizzare i costi. Devono dare il massimo servizio al cittadino minimizzando gli sprechi, non i costi. La economicità delle scelte deve sempre essere calcolata nell'insieme "stato+cittadini". Per intenderci, non serve a niente ridurre le tasse se poi non ho più l'asilo pubblico e devo spendere il doppio. Lo stato è parte attiva, con le sue scelte. Occorre tornare a insegnare informatica nelle scuole, all'inizio i bravi insegnanti di materie scientifiche insegnavano la vera informatica. Occorre che tutti i servizi verso il cittadino siano accessibili senza dover pagare gabelle a privati. Per esempio, il fatto che la trasmissione telematica delle dichiarazioni dei redditi si possa fare solo con sistemi operativi proprietari è un abuso! Il cittadino, lo studio professionale, per usare quel servizio devono pagare una tassa a Microsoft o a Apple.

Certo che costa allo Stato garantire la libera concorrenza e la democrazia. Costa generare accessibilità per gli edifici pubblici, costa fare servizi web accessibili anche a chi ha diverse abilità, costa vigilare che gli appalti non favoriscano questo o quello. Stiamo attenti al discorso dei meri costi, esistono doveri per lo Stato non eludibili da discorsi di costo, altrimenti fra un po' verranno a raccontarci che anche le elezioni costano...


Immaginiamo il futuro del mercato informatico del nostro paese se i principi contenuti nella petizione venissero tradotti in legge.

Io, e come me tanti altri, potrei andare al mio supermercato preferito dove ho visto una offerta interessante e acquistare il personal computer che più mi piace e rinunciando al software preinstallato se non è quello che voglio. Siamo già in 3000 persone in due giorni e mezzo di petizione e nei commenti che si possono porre nel momento della firma molti hanno parlato dell'odissea dell'acquisto di un computer portatile senza sistema operativo. E' un diritto di scelta in più. Con una maggiore concorrenza penso si creerà una differenziazione del mercato. Se vi sono più offerte in concorrenza reale, l'unico che può trarne vantaggio è proprio il cittadino.
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