Libertà a sing... sing... singhiozzi.
Intervista a Fabio Del Toro, presidente del Circolo Culturale Sing Sing.Circolo Culturale Sing Sing... cosa avviene all'interno del vostro circolo?
Dentro al Sing Sing avviene una delle cose più antiche del mondo: alcune persone si mettono assieme per raggiungere uno scopo che singolarmente non potrebbero di certo raggiungere. In pratica noi siamo un "gruppo di acquisto", una sorta di luogo di assaggio della musica dove le confezioni dei CD sono tutte aperte, organizzate in modo tale che tu puoi chiedere ed immediatamente ascoltare il CD che desideri, e questo con due immediati grandi vantaggi: una scelta davvero molto grande, visto che comperiamo davvero di tutto, e poi preserviamo dalla sparizione cose messe in commercio anni ed anni addietro e quindi, se tu vuoi ascoltarti il CD di San Remo del 1997, da noi lo puoi fare, mentre se vai in un negozio e chiedi di comperarlo, ti ridono in faccia, visto che a malapena avranno l'edizione dell'anno prima... esplorazione musicale e conservazione del catalogo. La grande scelta diventa una esperienza fantastica per i musicalmente curiosi, e la grande raccolta di intere discografie, comprensive spesso di versioni dal vivo e di singoli ormai introvabili, rappresenta anche un patrimonio di ricerca che diversamente in nessun altro luogo un "esploratore delle note" potrebbe fare. L'esempio più calzante, comunque, è senza dubbio una "BIBLIOTECA" dove migliaia di libri vengono catalogati e poi non più tolti dagli scaffali. Sarà stata l'esperienza di entrare al Beaubourg di Parigi... e questi mi dissero: "esprimi un desiderio musicale", e poi me lo realizzarono... anche noi siamo stati in grado di realizzare i desideri di migliaia di persone.
Un sequestro (peraltro lesivo della privacy), un processo, una sentenza (di assoluzione), altre pronunce all'orizzonte, addirittura da parte della Corte Costituzionale... ragazzi ma che è successo e cosa sta succedendo??
A dire il vero, non si tratta di un unico processo, le cose andando indietro nel tempo ci riagganciano ad una SERIE DI PROCESSI, ma per forza di cose dobbiamo qui semplificare il racconto, dividendo le tematiche in PENALE, TRIBUTARIO e CIVILE.
Notoriamente la parte penale è quella che si occupa di verificare se qualcuno sta compiendo un reato e se quindi avviene una violazione di legge. In questi casi entra in ballo la Procura e le varie forze di legge preposte e quindi, normalmente, di noi si è sempre presa cura la Guardia di Finanza, che svolgeva le indagini, eseguiva le perquisizioni e poi applicava i sigilli durante i sequestri.
Questa procedura, in cui parte la Procura (dietro una denuncia), scattano le indagini, interviene la G.d.F. e "fotografa" la situazione per il processo che avverà, l'ho vissuta più volte ed ogni volta il tutto avveniva sotto gli occhi di tutti, compresa la stampa locale, che certamente non si lasciava sfuggire l'occasione. Siccome il reato non era mai eclatantemente evidente, potevamo ogni volta chiedere al Tribunale del riesame (Tribunale della Libertà) di restituirci il materiale e di arrivare al processo facendo salvi il nostro mestiere e la nostra libertà personale, che veniva in qualche modo compressa soltanto per i giorni delle indagini e delle perquisizioni. Come tutti i processi, queste cose duravano anni e ci si rivedeva ogni tot mesi in Tribunale con avvocati e Giudice: la pubblica accusa sosteneva l'ipotesi del reato... e noi a dimostrare di no con avvocati e testimoni, l'altra parte faceva la stessa cosa, cercando di convincere il Giudice della nostra colpevolezza. La prima parte penale è stata lunghissima (interminabile) ed estremamente complessa anche perché abracciava un sacco di fatti, alcuni precedenti alla associazione, e mischiava persone diverse con ruoli diversi... per render breve il racconto dirò che i nostri avversari si ritrovarono con un pugno di mosche e la nostra esistenza non venne di fatto messa in crisi da tutti quegli anni di processi, anzi, ci aveva dato una involontaria pubblicità e tutti ormai volevano capire se "SI PUO' FARE OPPURE NO".
Diventò quindi quasi una esigenza rifare per bene un'altro processo penale, questa volta rapido e serio... e a questo punto siamo negli anni più recenti, correva infatti il 1999 quando un misterioso individuo venne da Milano, si iscrisse presso la sede di Arezzo ed immediatamente fece una denuncia presso la locale G.d.F., che fece immediatamente le richieste in Tribunale e tutto l'iter per un nuovo processo iniziò di nuovo. Questa volta, un pò tutti, secondo me, si impegnarono a fare le cose per bene: la G.d.F. interrogò decine di persone prese a caso dai nostri elenchi soci, il nostro avvocato, però, si impegnò molto ottenendo subito un primo pronunciamento a noi molto favorevole del Tribunale della Libertà, e siccome il Pubblico Ministero voleva vederci a porte chiuse, fino alla fine del processo fece appello alla Cassazione per ottenere l'annullamento della sentenza che ci consentiva di andare verso il processo in tutta tranquillità e non con le serrande abbassate. Fu l'attuale sindaco di Arezzo Fanfani ad ottenere presso la Cassazione la conferma che potevamo affrontare il processo "liberi", consentendoci quindi di trascorrere quei tre anni precedenti la sentenza di primo grado con sufficiente tranquillità. Il processo si svolse per noi nel migliore dei modi: tutti dovettero concordare che non si trattava di un circolo "finto", visto che era emerso ovunque, dalle indagini e dagli interrogatori, che i soci erano veramente tali e si sentivano tali. Come al solito il discorso si concentrò attorno al fatto che i soci sono chiamati a versare dei contributi, ma essendo questo, l'ovvio presupposto con cui il circolo può perseguire i suoi scopi, il Giudice dovette riconoscere nella sentenza di assoluzione che quanto avveniva da noi era come quello che avviene in una parrocchia dove i fedeli versano qualcosa per il raggiungimento dello scopo comune. A questa completa e totale assoluzione (2003) nessuno fece appello, anche perché era evidente a tutti che non vi era il minimo spazio per l'accusa di rovesciare quella situazione in appello. Anche il PM, che era di Firenze, mi chiese scherzando quando avremmo aperto presso il capoluogo toscano, ed io apprezzai molto lo spirito cavalleresco che quel signore ebbe nei nostri confronti, visto che in definitiva ammetteva che avevamo convinto pure chi ci stava accusando (per forza di ruolo) durante il processo. Purtroppo, però, parallelamente al processo penale era partito anche un processo tributario che ci vedeva colpevoli di evasioni legate alla mancata impostazione delle norme che regolano le aziende, quindi non avevamo partita iva, non emettevamo scontrini eccetera eccetera.
Essendo noi una associazione, non volevamo emettere scontrini e comportarci da ditta, anche perché, se lo avessimo fatto, avremmo ammesso in qualche modo di essere una ditta, e quindi non avremmo potuto difenderci e vincere penalmente. Nonostante questo, la Commissione Tributaria, in un primo momento ci diede immediatamente contro; secondo me, lo fece senza leggere bene i nostri atti difensivi... e ci imposero comunque di pagare un terzo delle pesanti sanzioni, rateizzandole mensilmente. Per anni, quindi, mentre attendevamo l'appello, abbiamo dovuto versare diverse centinaia di euro a causa del fatto che non volevamo aderire a nessun CONDONO FISCALE (che ci era stato però offerto), visto che, per noi, anche quell'aspetto tributario doveva esser chiarito. Passarono alcuni anni e finalmente il nostro ottimo commercialista-avvocato poté discutere a Firenze la nostra vicenda, e venne quindi riformata la decisione di primo grado e ci vennero restituiti tutti quei tributi versati ingiustamente per anni. Nel frattempo, però, mentre il processo penale finiva (a nostro favore) e quello tributario pure (restituzione delle tasse) era nato uno strano processo civile in cui erano pure spuntati famosissimi cantanti che ci chiedevano assieme alle loro Majors cifre pazzesche.
Siccome la causa civile era stata promossa a Siena, il tutto nacque grazie all'intervento di un giovane avvocato che, iscrivendosi all'associazione, fece subito pervenire una dichiarazione-denuncia con la quale i nostri avversari ottenevano "ante causam" secondo la formula "inaudita altera parte" il sequestro di 10.000 CD, per consentire agli avversari di avere un valore su cui rivalersi alla fine del processo nel caso in cui lo avessero vinto. Partimmo quindi con questo enorme sgambetto iniziale, che ci vide espropriati nel 2000 di tutti i CD della sede senese. Come sempre accade non ci perdemmo d'animo e rimboccandoci le maniche si riprendemmo a metter in catalogo di tutto... e si cominciò ad affrontare (un pò storditi per la botta iniziale) il processo civile senese. Ero abituato ai processi penali, precisi, molto seri e cerimoniali, ed invece il processo civile mi sorprendeva per la sua "implicita spigliatezza"... e non di rado si viveva in un ambiente confuso, dove tutti si ritrovano assieme in delle stanze affollate, dove ognuno sentiva i discorsi di tutti... e non di rado il Giudice doveva letteralmente urlare per chiedere silenzio. I fascicoli si litigavano spesso la posizione di "sopra" o "sotto" e la sensazione di venire operati al cuore sopra un tavolo da cucina non era affatto fuori luogo. Confidavo comunque che il Giudice seguisse bene le cose, anche se c'erano cose che mi infastidivano moltissimo, come il fatto che le deposizioni dei testmoni venivano trascritte da un avvocato presente (a caso, in base al fatto che dovesse avere una buona calligrafia) e veniva ovviamente non di poco semplificato quello che veniva dichiarato. Rimane il fatto comunque che i nostri testimoni sono stati valutati ZERO, il Giudice infatti, dopo avere sentito una parte degli 11 proposti, ha stabilito che i soci non hanno valore come testimoni, escludendoci di fatto la possibilità di avere testimoini, visto che il circolo viene frequentato solo da soci iscritti e non avrebbe comunque molto senso farsi spiegare come funziona il circolo da qualcuno esterno ad esso, in quanto non socio. Piena e totale, invece, è stata la accettazione del racconto di una esperienza associativa dell'avvocato che, pur facendo parte dello studio legale di Milano che ci stava "attaccando", sebbene avesse passato nel circolo soltanto 90 minuti (questo ha detto), aveva comunque capito tutto talmente bene che fu in grado di fornire al Giudice tutti gli elementi per "calcolare" il danno che noi saremmo stati capaci di fare alle casse delle Majors e degli Artisti come Madonna, Springsteen, Reed The Doors ed altri. Tantissimo ci sarebbe da raccontare sul processo, il fatto che ci era stato dato il permesso di contattare gli artisti per rogatoria internazionale ma che poi non ci fornirono gli indirizzi a cui andare per "interrogare" Madonna & Co. Gli elementi classici del processo sembravano quindi tutti o quasi a nostro favore, eppure poi è finito con una condanna estremamente pesante contro di noi, che ha messo in mano ai nostri avversari un'altra arma che non hanno certo esitato ad usare: il pagamento, anche in attesa dell'appello subito richiesto da noi. Abbiamo diffidato gli avvocati dal procedere ulteriormente, rivendicando il nostro diritto a poter "vivere" in attesa degli ulteriori gradi di giudizio, ma questi invece son particolarmente propensi a colpire proprio mentre ti trovi in grosse difficoltà (sono dei pugili che ti prendono volentieri a calci se cadi a terra nel ring), e quindi hanno chiesto ed ottenuto il pignoramento della sede senese, il cui contenuto (3 camion di cose) volevano al più presto mettere all'asta, per ricavare poi soltanto pochi spiccioli, visto che quel materiale, per come si trova, non attrae praticamente nessuno. A questo punto era iniziata una fase estremamente dolorosa visto che tutto il meccanismo, per come è concepito, tende ad essere inarrestabile: durante le vendite all'asta, infatti, gli esecutati possono ben poco e le loro ragioni potranno esser soddisfatte eventualmente in seguito, quando un ulteriore giudizio nel merito avesse capovolto le cose, ma nel frattempo il baratro si apriva sempre di più sotto i nostri piedi. A nulla servivano le nostre richieste di valutare la "irreparabilità del danno": è semplice infatti immaginare che una collezione così unica di opere, una volta dispersa, sarebbe stata impossibile da ricostruire. E poi c'erano altri aspetti, come il fatto che in appello ci potevano essere pronunciamenti diversi, che diventavano inapplicabili se i dischi venivano svenduti al primo che offriva una cifra durante l'asta... ma la risposta ufficiale era sempre questa: lasciateli pure commettere eventuali errori, in seguito, quando e se avrete ragione, le loro risorse economiche sono tali per cui potranno sempre e comunque coprire qualunque ipotesi di danno che andate ipotizzando. Quindi sembrava di giocare a poker con Bill Gates, in cui lui poteva sostenere qualunque "rilancio", anche bluffando, mentre noi, dopo una prima sfortunata mano, non potevamo andare oltre perché gli avversari ci buttavano subito fuori dal gioco in cui la bravura non era nel giocare ma nel saper schiacciare l'altro attraverso un perverso gioco di rialzo nelle puntate. Quando ormai avevamo ricevuto tutti i dinieghi alle nostre molteplici azioni di contrasto legale, che poi consistono non tanto nel tentare di fermare la procedura di vendita ma nel tentare di "aprire" a parte piccole cause di rivalsa parallela (dove si cerca di dimostrare che stiamo ricevendo un danno "mentre loro riscuotono un danno": noi dovremo comunque pagare, e loro, se nel riscuotere a quel modo risulteranno colpevoli, ci rifonderanno a parte... figuriamoci!), uno squarcio di luce all'improvviso si è aperto nella mente del relatore di un riesame al collegio (quindi dopo un appello fatto in extremis e grazie proprio alla finezza giuridica di questo Giudice), il quale si poneva il difficile dilemma di applicare delle norme che sono chiare per soggetti come dei privati e delle aziende, ma che non lo sono affatto per soggetti come le associazioni. Se quanto accaduto fosse successo ad una ditta, per esempio, le norme sui pignoramenti avrebbero consentito di salvare con chiarezza "gli strumenti di lavoro"; se fosse successo ad un cittadino che deve delle grosse somme a qualcuno, si sarebbe arrivati al massimo a prendergli "un quinto dello stipendio", non certamente tutti i suoi mezzi di sussistenza, come invece stava accadendo a noi: avevamo perso ed in nome di artisti già ricchissimi dovevamo ridurci sul lastrico, con la aggravante poi, paventata dall'ufficiale giudiziario, che se avremmo messo delle cose là dentro, lui sarebbe potuto tornare a prendere anche quelle. In questo contesto, il raggio di luce poteva scendere soltanto dalla nostra Costituzione, e ai piedi di essa è stato quindi messo il nostro faldone giudiziario, rimandando il tutto alla Corte Costituzionale, che veglia su tutte le norme che, se applicate, lederebbero i diritti garantiti dagli articoli 2, 3 e 18: tutta la vicenda è in attesa di essere rivista da questi 15 giudici, che nel nostro ordinamento assumono massima importanza. Come appare evidente, sia le tesi dell'associazione e sia le tesi dell'industria musicale si spingono a questo punto ad affermare dei principi di fondo; anche gli artisti sono in ballo ma essi, essendo "sacri ectoplasmi", appaiono nella scena come sortilegi surreali, non entrano direttamente in gioco se non con delle strane carte, la cui autenticità ho discusso più volte e di cui i nostri avvocati si sono occupati troppo poco, dando per scontato che, processualmente, la banda degli 11 big sarebbe uscita dal gioco contro di noi con facilità, mentre invece, anche utilizzando documenti non tradotti dall'inglese ed altri supporti inverosimili, Madonna, Lou Reed e gli altri continuano ad essere considerati a pieno diritto i nostri creditori per somme davvero rilevanti.
Il nostro problema è di poter affermare che una proprietà può anche essere collettiva ed un archivio di dischi può appartenere ad un gruppo invece che ad un singolo cittadino (che se usa i dischi da solo è in regola, ma se li concede a chiunque altro cade in violazioni: noleggio, comodato e semplice prestito ad amici sarebbero infatti vietati). Trattandosi di un progetto di gruppo, questo gruppo segue un suo piccolo corpo di regole contenute nello Statuto e poi in un regolamento che ne descrive meglio l'attuazione. Più volte questi documenti sono stati analizzati e discussi, e ovviamente la lente si ferma sempre e continuamente sul punto maniacalmente ricorrente, I SOLDI: l'associazione potrebbe tranquillamente esistere ed agire... se non chiedesse nulla a nessuno, dal momento, però, che chiede dei soldi (per pagare le spese e comprare altri dischi), siamo passibili di 1000 accuse.
Pensate che dietro la vostra vicenda ci sia un interesse delle Majors a testare e a ridefinire, almeno giurisprudenzialmente, i limiti delle libere utilizzazioni?
In questo contesto, se ci immaginiamo i due fronti contrapposti con le Majors da un lato e gruppi di cittadini "smaliziati" dall'altro, una causa vinta o persa da un lato invece che da un'altro cambia moltissimo il corso futuro degli eventi; prendiamo, ad esempio, Betamax, oppure la sentenza Napster.
Nel diritto anglosassone il precedente è importantissimo, ma anche in Italia i casi che riguardano Sing Sing vengono poi continuamente pubblicati in riviste giuridiche e discussi dagli esperti. Esiste senza dubbio un interesse maggiore nello stabilire il "precedente giuridico" che nell'impedire ad un gruppo di gente di condividere dei CD comperati in comune. Anche durante i nostri processi, gli avvocati di controparte d'abitudine propongono all'attenzione dei giudici casi che hanno pochi o nessun punto in comune con il nostro, per cercare di influenzare per analogia, per comparazione, nel tentativo di indurre nel magistrato l'idea che, se gli altri sono stati condannati, anche nel nostro caso si dovrebbe condannare.
Nei nostri processi, gli avvocati di controparte hanno depositato casi di condanne penali nei confronti di malavitosi che duplicavano CD a livello industriale... quali similitudini ci possono mai essere??
In passato si sono verificati dei casi di associazioni che non hanno saputo o potuto dimostrare di esser tali e che quindi sono state messe in discussione e poi condannate.
Che il fenomeno delle associazioni finte esista è fuori di dubbio, io stesso a volte vengo accomunato a soggetti che, ad esempio, sfruttano l'opportunità di aprire un bar oppure un ristorante chiamandolo "circolo della birra alla spina" oppure "associazione vegetariana", ma in realtà svolgono le stesse prerogative dei loro colleghi imprenditori. Sta ai magistrati valutare caso per caso. Non possiamo ritenere vero un circolo soltanto perché espone un cartello, come non possiamo considerare falsa una associazione soltanto perché svolge un'attività "scomoda".
Enzo Mazza, presidente di FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana) sostiene che "l'uso di materiale coperto da diritti senza autorizzazione è sempre illecito, le storie sull'education ecc. sono bufale che girano in rete"... siete d'accordo?
Enzo Mazza ha scritto quella frase infelice in questo contesto: io cercavo di comunicare con Lou Reed (la comuniazione diretta con queste persona è pressoché impossibile) per chiedere il permesso di tenere qualche suo CD nella nostra mediateca, allo stesso modo in cui sono presenti nella Biblioteca di New York. Ho approntato un sito in cui cerco di entrare (disperatamente) in contatto con lui, raccontandogli anche tutta la questione molto seria dei 12.000 cittadini aggrediti dai suoi avvocati, che agiscono di fatto in nome e per conto suo. Ancora una volta il tutto diventa surreale: DEVI PRIMA CHIEDERE IL PERMESSO! Ma se la violazione avviene già nel momento in cui formulo le prime parole (alcune immagini che diano senso grafico ad un sito web) allora ancora una volta il cittadino prima deve stare zitto e poi deve dimenticarsi di parlare: noi non solo non possiamo nella pratica comunicare con colui al quale vogliamo chiedere se sia d'accordo con un utilizzo moderno e civile (come avviene in una biblioteca), ma appena poniamo la domanda, anche una semplice sua immagine diventa ulteriore motivo di lite legale. Nella situazione in cui siamo, mi sembra opportuno verificare anche questo: se siamo in ballo balliamo per bene... e non perderemo l'occasione di affrontare anche il tema delle citazioni per motivi legali. Sarò io che vedo paradossi ovunque, ma a me sembra che stia più o meno accadendo questo: mentre noi siamo in causa con Coca Cola (sorseggiamo una sua bottiglia in 4 invece di bere ognuno la sua) e durante la lite legale mostriamo il marchio per idicare meglio il prodotto, mi si viene a dire che non posso usare quella immagine, perché è protetta, e che devo chiedre il permesso di usarla... ma allora mandatemi a vivere sulla luna, facciamo prima!
Secondo voi esiste una manipolazione dell'informazione da parte delle multinazionali della musica?
La manipolazione dell'informazione da parte delle multinazionali è certa.
In primo luogo esiste la doppia comunicazione, che serve a due scopi diversi e che, però, conduce a due conclusioni opposte (le multinazionali, infatti, comunicano in due direzioni e dicono contemporanenamente cose in piena contraddizione): 1) le multinazionali raccontano sempre ed ovunque che combattono la contraffazione, che esiste una pirateria che le sta uccidendo, che il mercato è in crisi, che le vendite stanno calando, che gli investimenti non sono più possibili in un mercato dove il primo che passa ruba tutto e si arricchisce sul lavoro fatto dagli altri, che è impossibile coltivare talenti perché il lancio di un artista costa tanto e se non vende i dischi diventa facilmente solo una rimessa... insomma esiste una comunicazione cupa e pessimista ad uso delle orecchie dei politici, che dovrebbero, secondo loro, proteggere il mercato attuale dalla sua naturale evoluzione, dovuta soprattutto alla continua innovazione, che difficilmente riescono a gestire e seguire con i loro modelli industriali; 2) esiste poi una seconda "verità", che è costituita dal moltiplicarsi delle occasioni di mercato delle multinazionali, dall'allargamento dei mercati, dalla nuova possibilità di produrre profitti a costo zero (un esempio per tutti le suonerie dei cellulari al costo di 4 euro), e quindi, da una enorme propulsione verso nuovi guadagni che sostituiscono i vecchi guadagni (come avveniva quando i CD andarono sostituendo le Music Cassette, come avviene ora con i DVD che soppiantano le VHS).
Le Majors sono delle aziende quotate in borsa e la vertità dei numeri dovrebbe stare nei loro bilanci; questi bilanci sono, molto spesso, e son felice per loro, in continua crescita ed in espansione. I loro affari crescono, le vendite aumentano sempre (globalmente) ed i profitti pure: in ogni caso questo è quello che dicono agli investitori che hanno bisogno di essere rassicurati, altimenti vanno a comprarsi le azioni di altre aziende. La contraddizione sta nel fatto che, da un lato, sbandierano sempre grandi profitti per un mercato che è secondo solo a quello delle armi, mentre l'arma per proteggerlo e per rafforzarlo consiste in una comunicazione che tende a colpevolizzare i consumatori di esser coloro che vogliono troppo spesso le cose gratis senza pagarle... come se fosse possibile non pagare SONY quando un film, per esempio, viene masterizzato in un supporto marca SONY, con un masterizzatore SONY, in un portatile VAIO oppure visto in una PSP, la cui memory card è prodotta da SONY, e le linee telefoniche che trasportano i dati sono fatte di un cavo il cui rivestimento è fatto da una azienda controllata da SONY.
Non prendiamoci in giro, le videocassette dovevano uccidere il cinema ed invece gli hanno dato il successo! Gli MP3 uccidono il mercato ma creano dei fenomeni di massa come Ipod e simili. Attraverso la rete si sviluppano mille nuove forme di mercato e le vecchie ne saranno il concime.
