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Si scrive open content, si pronuncia no profit.

Intervista a Sergio Failla di Antenati.

Che cos'è Antenati? Cosa è possibile trovarvi?

Il progetto è parte del network di Girodivite. Antenati è una storia delle letterature europee on-line: con schede su autori, percorsi storici, dizionari. Sono oltre 10 mila schede su autori. E' la più grossa risorsa del genere esistente in Italia, interamente open content. Ci si occupa di letteratura (narrativa, teatro, poesia) scritta e orale, cinema, fumetto (la letteratura disegnata).

Una importante sezione è dedicata al cinema, un'altra alla letteratura disegnata come i fumetti. L'idea è stata anche quella di rompere con i generi tradizionali, per includere nell'ambito della letteratura anche altre cose, che utilizzano magari supporti diversi da quelli cartacei o si esprimono con la collaborazione di altri media o segni rispetto a quelli della scrittura e del libro.
Un paio di anni fa abbiamo iniziato anche a pubblicare i testi di autori europei, nella Biblioteca Europea. Sulla falsariga di quanto già stanno facendo progetti già avviati in questo settore (Filosofico.net, e soprattutto LiberLiber in Italia). E in contrapposizione ai progetti "ufficiali" e provenienti dal mondo degli Stati nazionali. L'idea che abbiamo di Europa è diversa, e ciò influisce anche sulle scelte di certi testi, su determinate presenze o assenze. E' una provocazione inserire le canzoni di De André in un "catalogo" della cultura europea?

Antenati è nato qualche anno prima rispetto a Girodivite, all'inizio degli anni Ottanta. L'esigenza era quella di una storia che andasse oltre gli scolastici limiti delle storie nazionali (e nazionaliste) tradizionali. L'idea che l'Europa verso la quale stavamo andando non dovesse essere una fortezza arroccata su sé stessa, ma un posto generatore di cultura, capace di diffondere al proprio interno e all'esterno idee di pace, di progresso.


Come funziona Antenati?

Non esiste una struttura rigida, ma un coordinamento e una serie di collaboratori sparsi in Italia naturalmente, in Europa e in alcuni paesi del Sudamerica. Non è tuttavia una "non-redazione". Abbiamo optato per una struttura "controllata", rispetto a esperienze analoghe (come Wikipedia, di cui peraltro siamo fornitori di contenuti). Vi è un necessario intervento da parte del coordinamento, soprattutto riguardo l'esattezza di ciò che viene pubblicato e la sua leggibilità. Quando si decide di fare comunicazione, divulgazione, occorre avere forte il senso della responsabilità, il senso etico di ciò che si comunica e di come lo si comunica. Fin dall'inizio abbiamo scelto la leggibilità quale caratteristica fondamentale delle informazioni veicolate. E' possibile avere informazioni su singoli autori o su un determinato periodo della storia letteraria europea e non solo europea. Vi è un primo livello in cui le informazioni sono organizzate in maniera essenziale e sintetica. Serve per il lettore che vuole avere informazioni nel più breve tempo possibile e non deve perdere ore di tempo per sapere quando un determinato autore è nato o quali opere ha scritto. Oltre questo primo livello vi è un livello di approfondimento, in cui le informazioni sono riprese e approfondite. In questo modo abbiamo la possibilità di pubblicare non solo schede sintetiche su singoli autori, ma anche tesi e saggi di approfondimento che i nostri collaboratori ci forniscono e di cui danno la disponibilità.

Antenati ha avuto un notevole successo. Serve come strumento per studenti dei licei, ma anche insegnati e tesisti. Si è innescata nel tempo una community che propone, segnala errori, dà il proprio contributo anche piccolo.


Quali caratteristiche, quale ruolo attribuite all'open content? L'utilizzo dei materiali presenti su Antenati non è possibile a fini commerciali o di lucro. Vi contrapponete a "quel senso comune che vorrebbe monetizzare ogni conoscenza"?

Antenati è nato open content quando ancora non esisteva neppure questa parola. E' un progetto open content e no profit. Le due cose sono per noi inscindibili. E' chiaro che esistono oggi diverse declinazioni dell'open content. Ci sono persino quelli che pensano all'open content "in attesa di... " o "in mancanza di... ": si approfitta della possibilità di diffusione che il canale open consente, per tesaurizzare una fama che potrà magari essere sfruttata in avvenire quando si deciderà di tirare la rete sull'investimento di tempo e di energie che si è fatto. Per alcuni può anche essere questo l'open content. Open content e open source da questo punto di vista rischiano un po', specie nel momento in cui "tutti" si presentano come open (e persino Microsoft pare voglia giocare all'open... ). Ma credo occorra distinguere ciò che è una manifestazione contigente - se vuoi, una moda - da quelli che sono linee strutturali, di "lunga durata", come direbbe sorridendo qualche storico. Nell'ambito della storia culturale degli ultimi due o tre secoli, si è andati avanti anche grazie alla doppia spinta: di coloro che vendevano parole un tanto a pagina, e di coloro che provavano a far passare attraverso le pagine idee e sentimenti destinati a provocare il cambiamento. La cultura del dono che è parte delle radici greche e orientali dell'Europa, accanto alla cultura del "tempo è denaro" e dell'interesse come unica spinta nella vita degli uomini. Non serve fare discorsi manicheisti, ma semplicemente - noi nel nostro piccolo - vedere cosa siamo in grado di fare e cercare di fare queste cose al meglio delle nostre possibilità. Antenati è un sito di divulgazione, la sua "ambizione" è quella di fare da supporto: per gli studenti, gli insegnanti, i lettori curiosi. Ma vogliamo anche che siano chiare le carte. Nel momento stesso in cui diciamo ai nostri lettori che siamo un sito open content, facciamo una dichiarazione che per noi ha un valore etico e sociale. Di trasparenza nel nostro rapporto sia con chi ci legge che rispetto ai contenuti che noi veicoliamo attraverso le nostre pagine. Dire open content per noi ha un doppio valore di responsabilità.
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