Software libero e Pubblica Ammnistrazione.
Intervista ad Angelo Iacubino, Centro Sistemi Informativi e Comunicazione Università degli Studi dell'Insubria.Quali sono i vantaggi derivanti dall'adozione del software libero nella PA?
Sicuramente i vantaggi più evidenti sono legati al risparmio economico ed al riuso dei software da più amministrazioni. Il primo vantaggio è facilmente calcolabile in termini di licenze software da acquisire per un'Amministrazione Pubblica. Se un'amministrazione acquisisce un determinato software non libero, non può cederlo ad altre o modificarlo per i vincoli delle licenze di utilizzo che lo accompagnano, cosa che non avviene nel caso in cui il software sia libero! Nella maggior parte dei casi un software che serve ad un'amministrazione può essere riutilizzato, magari con poche modifiche, anche da un'altra, con un risparmio sui costi di acquisizione enorme.
La situazione italiana e quella europea.
Per fortuna anche in Italia, come già successo in altri paesi europei, stanno cambiando parecchie cose. Il CNIPA (Centro Nazionale per l'Informatica nella Pubblica Amministrazione) ha creato un gruppo di lavoro chiamato Codice Sorgente Aperto in grado di offrire supporto alle PA. In pratica hanno realizzato una struttura istituzionale di riferimento, ovvero un Centro di Competenza per l'open source, presso il CNIPA stesso.
In Europa sono già presenti dei centri di competenza costituiti da Enti o organizzazioni governative con obiettivi simili a quello italiano: la diffusione della conoscenza dei sistemi software basati sul modello di sviluppo a codice sorgente aperto. Un esempio per tutti: Spagna, regione Estremadura (una delle più povere del paese), con molta forza di volontà ed un cammino durato più di cinque anni, hanno sostituito tutto il software (sistemi operativi inclusi) con sistemi open source, ottenendo un risparmio pari al 70% della spesa prevista per l'acquisto di software "non open".
Quali difficoltà può incontrare una PA nel migrare l'infrastruttura informatica a piattaforme di tipo aperto e nell'utilizzo di software libero?
Le difficoltà principali sono dovute alla "non conoscenza" dei prodotti OS da parte del personale informatico (se l'amministrazione ha un proprio centro di servizi informatici) e dalla presenza di parecchi applicativi, magari anche datati, di cui le software house produttrici non hanno il know-how necessario per un porting su sistemi operativi OS.
E' vero che gli ultimi anni sono stati caratterizzati da un forte incremento degli applicativi web based che promettevano di funzionare con qualsiasi browser e su qualsiasi sistema operativo, ma in realtà si è scoperto che non era proprio così, tant'è vero che, anche avendo queste possibilità, si rimaneva legati ad un particolare sistema operativo ed applicativo proprio per problemi di incompatibilità con altri sistemi.
Il principio del "value for money" contenuto nella Direttiva Ministeriale 19 dicembre 2003 è attualmente il miglior criterio su cui una PA può basare le sue "scelte informatiche"?
Progetti di legge come il 2544 si sono arenati in parlamento: occorre riprovare, occorre presentare testi diversi, occorre sensibilizzare le PA e la cittadinanza... insomma, qual'è la strada da seguire?
In questo momento in Italia abbiamo la fortuna di avere il CNIPA molto "interessato" ed operativo dal punto di vista normativo per garantire transizioni ed aiuto alle PA interessate all'Open Source. Un esempio è il progetto dell'introduzione della Carta d'Indentità Elettronica (CIE). Grazie a persone come l'Ing. Giovanni Manca (Responsabile Ufficio Standard e Tecnologie d'identificazione del CNIPA, che conosco personalmente) ed altri, le PA hanno la possibilità di inserire nei capitolati per le gare d'appalto di forniture informatiche, richieste per sistemi aperti, ovvero: possibilità di esportare i dati verso altri applicativi (non dipendenti dall'applicativo che li elabora), chiedere i sorgenti e tutta la documentazione di progettazione dell'applicativo (nella maggior parte dei casi questa richiesta viene limitata dalle software house alla struttura dei database), chiedere la possibilità di "cedere" le licenze di utilizzo ad altre PA a costi nulli (o quasi).
Il Portale del Riuso istituito dal CNIPA, conta già un pò di applicazioni che possono essere richieste dalle varie amministrazioni (elenco disponibile sul sito del CNIPA):
- xmLeges-Editor: ambiente per la redazione, revisione e conversione in XML di documenti normativi
- Posta Ibrida
- Atti ufficiali on-line
- Trattamento Dati Personali
- DoCS: sistema integrato per la gestione del patrimonio applicativo e della documentazione correlata alle forniture di servizi informatici (Documents Control System)
- Anagrafe Edilizia Scolastica
- Candidati a Incarichi di Collaborazione
- SIP: Sistema Informativo del Personale
- SIAP: Sistema Informativo per l'Amministrazione del Personale generalizzato
- SOLDI: Servizi Online per i Dipendenti
- SIGLA: Sistema Integrato per la Gestione delle Linee di Attività
- GE.CO.: Gestione Consegnatari
- TEMPlus: Sistema Informativo a supporto delle procedure amministrative/contabili
- Sistema Informativo Integrato per il Controllo di Gestione
- Sistema per il controllo di gestione (SIGEST) e per il controllo strategico (SISTRA)
- Sistema Orchestra
Il lavoro più impegnativo risulta essere quello di formare nel minor tempo possibile, con degli skill abbastanza elevati, il personale informatico delle PA. Ovviamente questo comporta delle spese per l'amministrazione, ma è la strada che ci porterà verso il futuro.
