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Creando si vive - 11/03/2012
Intervista al regista, sceneggiatore, produttore cinematografico, scrittore e poeta Silvano Agosti.



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iQuindici: la repubblica democratica dei lettori.

Intervista a Monica Mazzitelli ed Ermanno Pandoli, coordinatori del gruppo de iQuindici.

Come nasce il gruppo de iQuindici? Come si esplica l'attività di "soccorso" a Wu Ming Foundation?

Mazzitelli: Il gruppo nasce come "costola" di Wu Ming, nel senso che nell'estate del 2002 il collettivo si rese conto che per quanto nel loro manifesto avessero inclusa anche l'idea di fare talent scouting, di fatto non riuscivano a fare fronte al cospicuo numero di manoscritti che venivano spediti alla loro casella di posta. Il risultato dell'ennesimo invio da parte di qualcuno di un manoscritto di dimensioni enormi che intasò la casella di posta di tutti e cinque provocò un'impennata del testosterone dei ragazzi, che pubblicarono in un numero di Giap (la loro webzine) un'"esortazione" (per usare un eufemismo :-)) a interrompere l'invio di inediti. Alcuni lettori di Giap si infastidirono per questa presa di posizione poco "aperta" ed empatica (soprattutto io :-)), dando vita a una discussione che portò Wu Ming a provare a creare un gruppo con questi quindici rompipalle facinorosi. Ci siamo stati, ed eccoci qui! In realtà degli iniziali quindicini "storici" siamo rimasti in quattro, ma per fortuna abbiamo molti nuovi amici che entrano ed escono, mantenendo il nostro numero intorno alla 60-70ina.


Quali sono i vostri obiettivi?

Mazzitelli: Dare pareri onesti, di cuore e gratuiti a chi scrive. Non siamo dei critici letterari e non ci teniamo ad esserlo. Siamo solo dei forti lettori che leggono con la "panza". Questo è il nostro obiettivo. A ricasco di questo c'è la diffusione dei testi che ci sono piaciuti di più agli editori che vogliono collaborare con noi (in ordine cronologico ci sono Einaudi Stile Libero, Gaffi Editore, Valter Casini Editore, Marsilio ed altri che stanno arrivando), che per farlo devono obbligatoriamente accettare la clausola copyleft per la pubblicazione ed utilizzare carta ecologica secondo gli standard di Green Peace.


Come intendete promuovere l'accesso libero e gratuito alla cultura?

Mazzitelli: Promuovendo il coplyleft, non solo attraverso la pubblicazione di testi con editori, ma anche pubblicando opere nella nostra biblioteca sul sito. E' un progetto che si allarga lentamente (la qualità delle cose che riceviamo eccelle solo in rari casi, rispetto all'enorme mole di cose che riceviamo), ma alla fine siamo certi che la biblioteca sarà piena di bei testi gratuiti per tutti.


Cosa dice esattamente la clausola copyleft da voi utilizzata?

Mazzitelli: E' consentita la riproduzione, parziale o totale dell'opera e la sua diffusione in via telematica ad uso personale dei lettori, purché non sia a scopo commerciale e a condizione che questa dicitura sia riprodotta.


Il copyleft in letteratura: com'è visto dagli autori? Come è visto dagli editori? Ci sono delle difficoltà nel far accettare agli editori il copyleft come conditio sine qua non?

Pandoli: La preoccupazione maggiore degli scrittori non è la libera distribuibilità della propria opera, ma che qualcun altro possa lucrarci sopra senza corrispettivo per chi ha effettivamente l'ha creata. Nel momento in cui gli autori hanno le necessarie garanzie che nessuno potrà "rubare" l'opera, sono ben felici di sapere che il loro lavoro raggiungerà il maggior numero di persone, oltre quelli che hanno acquistato il loro libro. Da parte degli editori, soprattutto i piccoli e i medi, la possibilità di veicolare liberamente il contenuto del libro rappresenta un ottimo mezzo per pubblicizzarlo e conseguentemente di aumentare le vendite. Fino ad ora non ci sono stati problemi da parte delle case editrici ad inserire la clausola copyleft nel contratto, dopo aver avuto le necessarie garanzie che nessun altro editore potesse utilizzare in via commerciale il loro investimento.


Perché non utilizzate le più famose licenze open content, ossia le licenze Creative Commons?

Pandoli: Prima di tutto perchè non siamo gli autori delle opere pubblicate sulla newsletter e sulla biblioteca copyleft. Le licenze CC sono dei permessi d'autore, e quindi è personale scelta dell'autore quella di adottare una licenza CC per le sue opere. Spedire la nostra newsletter con licenza CC sarebbe un abuso nei confronti degli autori che potrebbero non scegliere il regime dei diritti contemplati dalle diverse licenze CC, quindi esiste un problema tecnico.

In ogni caso, personalmente ho delle riserve nei confronti di Creative Commons, sia di tipo funzionale, sia di tipo "politico". Dal punto di vista funzionale, partiamo da due presupposti: il primo è "la libera diffusione della conoscenza", il secondo "è giusto che l'autore venga pagato per il lavoro svolto". Non credo che una licenza CC riesca a soddisfare il secondo presupposto. Tanto quanto non credo che l'odierna prassi contrattuale, punto sul quale tornerò, e il sistema editoriale che ho avuto modo di conoscere, soddisfino il primo presupposto. Quanto al primo presupposto: l'editore si accaparra i diritti di utilizzazione economica in via esclusiva e sputa in mano all'autore, che non ha la minima idea di che cosa stia firmando. Con i diritti di utilizzazione economica l'editore ci può fare quel che vuole, vendere un minimo di 1000 copie e per vent'anni (massimo), tenerle nel cassetto (e chi s'è visto s'è visto: nessun altro può pubblicarle). Quanto alle licenze CC, è un po' più difficile da spiegare il perchè non soddisfino il secondo presupposto di cui sopra. Se io autore rilascio con licenza CC una mia opera, concedo in via non esclusiva quelli che sono in realtà i diritti di utilizzazione economica che ho sull'opera per una durata non superiore a trent'anni (non approfondisco direttamente il perché della durata ma è possibile consultare il sito LicenzeLibere.org, dell'avv. Marco Ciurcina, uno dei curatori della traduzione delle licenze in italiano), questo secondo le note legali che stanno dietro la licenza CC. Lo posso fare sia con un corrispettivo che senza. Fino ad ora tutte le opere licenziate sotto Creative Commons sono state fatte senza corrispettivo, mentre, per le opere pubblicate su carta, si è usato il sistema contrattuale di prassi, il contratto di edizione. Se non sbaglio, quindi, le licenze CC non garantiscono un ritorno economico all'autore, con alcune eccezioni tra le quali quelle derivanti dall'iscrizione alla SIAE (onerosa). E questo avviene sia se licenzio l'opera come commercial che non-commercial.

L'autore potrebbe benissimo e giustamente decidere di non voler guadagnare nulla dalla propria opera, se non quel guadagno non direttamente valutabile del farla circolare e farsi, magari, riconoscere come un bravo scrittore. Ma allo stesso modo, l'autore potrebbe pretendere di guadagnare qualcosa dalla sua opera. Come farlo?

Una soluzione prettamente tecnica potrebbe essere quella dell'autore che si fa editore di se stesso, mette sul proprio sito le proprie opere, rilasciate con licenza CC, e quando capita un editore a cui piace l'opera, gli permette di utilizzarla per usi commerciali, dietro corrispettivo. La prima domanda che mi si pone è: è fattibile questo genere di sistema adesso? Personalmente non credo. Ma posso cambiare idea. Già sotto questo aspetto non credo che le licenze CC possano rispettare il secondo presupposto di cui sopra. Ma non è finita qui.

Come già dicevo prima, con la licenza CC l'autore autorizza l'esercizio di alcuni diritti di utilizzazione economica (economica non sta per commerciale) a terzi, secondo uno schema contrattuale. Dunque, il terzo ha il diritto (ci mancherebbe altro) di esercitare quei diritti di distribuzione, copia e comunicazione al pubblico a lui concessi dall'autore dell'opera.

Per prassi contrattuale, d'altra parte, nel contratto di edizione l'autore concede all'editore, in via esclusiva, i medesimi diritti, oltre altri connessi, contemplati dalle licenze CC. Quando parlo di conflitto di interessi, pur non utilizzando termini propriamente giuridici, intendo questo: nel caso in cui un autore offra ad un editore (per ricevere un corrispettivo) la propria opera, cede in esclusiva dei diritti di cui lui (l'autore) ha già disposto in via non esclusiva nei confronti di altri. Cosa succede? Che a questo punto esistono diversi soggetti, con situazioni giuridiche protette, che hanno i medesimi diritti. Alcuni in via esclusiva, altri in via non esclusiva. I soggetti che hanno i diritti in via esclusiva sono quelli che commercializzano l'opera (l'editore che ha sottoscritto un contratto di edizione con l'autore) ed hanno un interesse economico-commerciale sull'opera. E se è vero che la licenza CC, come spiegato nelle note legali, non intende in alcun modo limitare i diritti esclusivi sull'opera, questo non vuol dire che non possa valere l'opposto. Nella peggiore delle ipotesi, infatti, l'editore che ha acquistato i diritti in via esclusiva si potrà opporre a che un sito Internet pubblichi un testo di cui l'editore ha acquistato i diritti di utilizzazione economica. Potrebbe anche succedere che l'editore intimi al sito di cessare il comportamento considerato lesivo dei diritti esclusivi acquistati. Il sito avrebbe due strade: togliere il testo dal sito, oppure rispondere che ha diritto a tenere il testo sul sito perchè autorizzato dall'autore.

E qui potrebbe succedere il patatrac; sempre per la maledettissima prassi contrattuale l'autore avrà firmato con l'editore un contratto di questo tenore:

Premesso:
- che l'Autore garantisce di essere l'autore e l'unico titolare di ogni e qualsiasi diritto esclusivo di sfruttamento economico dell'opera dal titolo provvisorio... (di seguito indicata come "opera"), di averne la liberà disponibilità e di avere, inoltre, le facoltà e la capacità necessarie a stipulare il presente contratto;
- che l'Autore intende far pubblicare per le stampe l'opera e che quindi si impegna con l’editore a non turbare in alcun modo il pieno e pacifico godimento dei diritti che intende cedere con il presente contratto, ivi compreso quello relativo al titolo dell’opera, per tutta la durata del medesimo contratto;
- che, inoltre, l'autore si impegna a prestare la propria assistenza qualora i diritti medesimi venissero violati o contestati da terzi e a manlevare l'Editore dalle pretese o azioni di tali terzi, tenendolo, inoltre, indenne da tutti i danni e le spese direttamente od indirettamente connessi con la pubblicazione dell’opera;
- che l'Editore intende acquistare dall'Autore, che è disponibile a vendere in esclusiva il complesso dei diritti d'autore necessari per la stampa e la divulgazione dell'opera;
- che l'Editore si impegna a pubblicare e porre in vendita l'opera indicando nelle forme d'uso il nome dell'autore;
- che l'Editore si impegna a riprodurre l'opera in conformità dell'originale e secondo le buone norme della tecnica editoriale;
- che in caso di violazione dei diritti sull'opera da parte di terzi l'Editore si impegna a prestare la propria assistenza perché tali violazioni siano fatte cessare e siano risarciti i danni già verificatisi.


Firmando questo contratto l'autore si mette un cappio al collo: nell'esempio del sito, se questo cancella il testo su intimazione dell'editore, l'autore perderà credibilità, se invece il sito fa valere i propri diritti, l'editore potrà benissimo prendersela con l'autore per i danni causati dall'aver ceduto ad altri i diritti di utilizzazione economica, anche se in via non esclusiva, attraverso una licenza CC. Si potrà pensare che questo è il peggio. Ma da assiduo frequentatore delle aule di tribunale e delle cancellerie posso assicurare che casi come questo, e cioè di autori che, inconsapevolmente o consapevolmente, hanno sottoscritto contratti con diversi editori, esistono. La stessa fattispecie potrà applicarsi anche al caso che l'autore abbia ceduto in via non esclusiva i diritti di utilizzazione economica attraverso una licenza CC.

Ora, come elemento de i15, ho a cuore sia la distribuzione orizzontale della cultura, sia che l'autore venga pagato, se possibile, per il lavoro svolto. Questo si traduce in una sorta di responsabilità, morale prima di tutto, nei confronti degli autori che si affidano a noi e che magari possono trovare, attraverso noi, la possibilità di guadagnare. Per i dubbi di cui sopra, non mi sento di consigliare agli autori di rilasciare la propria opera con licenza CC, per una questione di responsabilità, che nessun disclaimer, quale quello di Creative Commons, che specifica di non ritenersi responsabile dell'utilizzo delle licenze, può cancellare. Nulla toglie, però, che sia l'autore di sua volontà a licenziare la sua opera con licenza CC e ad inviarcela per la lettura e tutti i possibili annessi e connessi.

Detto questo, vorrei spiegare, invece, come funziona il sistema fin qui applicato per cercare di salvare capra e cavoli (libera condivisione e guadagno dell'autore), all'interno del contesto giuridico italiano. Con una premessa: secondo me quello che frena la libera fruibilità della cultura è la prassi contrattuale. Si possono scrivere tutte le leggi che si vogliono, si possono adattare gli esempi di tutti i paesi del mondo, ma se poi si firma un contratto è quella la legge che conta. Il problema è che gli autori non hanno forza contrattuale per imporre la propria volontà contrattuale all'editore, che rappresenta, adesso, l'unico modo per guadagnare sull'opera creata. E', come sempre, uno scontro tra chi ha il capitale e chi ha la forza lavoro.

Attraverso un sistema di liberatorie, in cui l'autore ci autorizza a mettere sul sito i suoi lavori (per salvarci dalla legge liberticida di Urbani) ed autorizza la riproduzione e diffusione da parte di terzi della sua opera (purché tale riproduzione sia effettuata senza scopo commerciale o di lucro), che permette la libera circolazione dell'opera senza far incappare l'utente nelle maglie della stretta legislazione in merito alla circolazione dell'opera dell'ingegno (che, sebbene finora non applicata, è comunque vigente), si cerca di salvare sia le bestie che le verdure. Nello stesso momento in cui la stessa opera ha la possibilità di far guadagnare qualcosa all'autore, i15 intervengono in via contrattuale, "convincendo" l'editore ad apporre la "clausola copyleft", in modo da evitare il possibile "conflitto" di diritti che ho delineato sopra. Si cerca, in altre parole, di aumentare la forza contrattuale dell'autore. Nella stessa liberatoria, poi, gli autori ci autorizzano a "pubblicare" l'opera per la singola uscita, in maniera tale che, semmai lo stesso autore trovi da sé un altro editore che non vorrà sottoporgli un contratto che permette una diffusione della sua opera anche attraverso canali non commerciali, potrà firmare il contratto a lui sottoposto senza incorrere in eventuali noie legali, in quanto il diritto di "pubblicazione" de i15 sarà esaurito nel momento stesso della pubblicazione. Questo per salvaguardare le libertà dell'autore nella scelta consapevole del copyleft, che, a mio parere, non può e non deve essere mai imposta. Non vorrei che i15 diventassero gli "sfruttatori" dell'opera per una questione di pubblicità personale.

Quanto poi ai diritti morali: le opere dell'ingegno, per le loro caratteristiche intrinseche, sono veicoli di emozioni, e per questo si differenziano dai software, che, sia proprietari, sia opensource, possono servire per i più disparati usi. I software fanno funzionare qualcosa, le opere d'arte sono il punto di vista emozionale di un soggetto. Sebbene la legge sul diritto d'autore riconosca all'autore il diritto morale di opporsi a qualsiasi modifica, qualora sia lesiva del suo onore o della sua reputazione, bisogna dire che la possibilità di lesione dell'onore, in un contesto di libera circolazione dell'opera, si può attuare non soltanto attraverso la modifica del testo, ma anche attraverso l'inserimento dell'opera in un sito indesiderato (immagino un racconto decontestualizzato in un sito che inneggia alla purezza delle razze). Concedendo i diritti delle CC a chiunque, e permettendogli di esercitarli, nel caso che ho menzionato prima, si può obbligare il sito a togliere il testo, sulla base del diritto morale, pur non essendoci stata nessuna modifica? Non ne sono sicuro. Sono invece sicuro che tramite un intervento minimo, dove non si "assegnano" diritti ma si autorizza solamente, il caso di specie potrebbe essere risolto dicendo semplicemente di togliere il testo perché si ritira l'autorizzazione (senza alcuna motivazione) e basta.

Voglio aggiungere che le Creative Commons non si propongono alcun fine di libertà ma danno solo uno strumento di organizzazione dei diritti economici dell'autore. Credo che prima di creare un mezzo debba esserci un approfondimento di quello che sia il fine. Creative Commons ha preso un modello di licenza libera per software e l'ha adattata meccanicamente per i contenuti. Senza alcun fine. Solo un mezzo. Non credo che una interpretazione acritica delle licenze libere per software possa essere utile. Quelle hanno un fine:
Lo scopo di GNU consisteva nell'offrire libertà agli utenti, non solo nell'ottenere ampia diffusione. Avevamo quindi bisogno di termini di distribuzione che evitassero che il software GNU fosse trasformato in software proprietario [...]. Perché un permesso d'autore sia efficace, anche le versioni modificate devono essere libere. Ciò assicura che ogni lavoro basato sul nostro sia reso disponibile per la nostra comunità, se pubblicato. Quando dei programmatori professionisti lavorano su software GNU come volontari, è il permesso d'autore che impedisce ai loro datori di lavoro di dire: "non puoi distribuire quei cambiamenti, perché abbiamo intenzione di usarli per creare la nostra versione proprietaria del programma. (R. Stallman, Software libero, Pensiero libero, a cura di B. Parrella e Associazione Software Libero)

Vedete? Qui il mezzo è stato creato per opporsi ad una prassi capital-intensive liberticida. La novità della licenza GNU GPL non sta solo nel rendere modificabile un software, ma nell'imposizione di rendere libere le modifiche per far sì che la comunità di programmatori possa farne uso liberamente, senza restrizioni da parte di datori di lavoro. L'atto di modificare un software è nato insieme ai computer. La novità non è il "modificare" ma il "a patto che il software modificato sia libero".

Qui siamo nel campo della letteratura.
Il software è una "opera dell'ingegno" molto diversa dal romanzo. Nel caso del romanzo, benché da parte degli autori sia doveroso spiegare nei dettagli la genesi dell'opera e il metodo di lavoro (quindi rendere pubblico e leggibile il "codice-sorgente" del romanzo, perché altri possano rimetterci mano), non crediamo sia questo il focus della sperimentazione, al contrario di quanto succede nel software libero, dove l'enfasi è posta sull'intervento diretto, la riprogrammazione etc. Nel romanzo, l'alterazione diretta dell'opera è secondaria rispetto alla sua fruizione. (Wu Ming 1, nell'articolo Il copyleft spiegato ai bambini)

L'opera derivata è un'opera a se stante, diversa dall'originale. "Imporre" ad un autore una clausola copyleft che preveda anche un diritto "automatico" di trarre delle opere derivate è, secondo me, controproducente, perchè l'autore rischia di vedere il proprio nome legato ad un'opera che non rappresenta più l'idea di fondo dell'autore originario e a cui ormai non ci si può più opporre, e poi rappresenta un'eccessiva perdita della libertà e dei diritti dell'autore.

Comunque sia, non sono per niente contrario a che ci sia la possibilità di trarre opere derivate da un'opera originaria, a patto che sia l'autore a decidere per questo, autonomamente, senza "imposizione" da parte de i15 attraverso l'inserimento di una clausola "opere derivate". Inoltre, l'autore può opporsi alla distribuzione non autorizzata di un opera derivata non autorizzata, non significa che deve. Questo vuol dire che su Internet può circolare l'elaborazione creativa del tuo romanzo fino a che tu espressamente non ne vieti la circolazione.

Credo, inoltre, che la clausola copyleft così come viene utilizzata da Wu Ming e dai nostri autori non rappresenti un copyleft attenuato, ma il giusto bilanciamento tra i diritti degli autori ed il fair use, e, se non rispecchia alla lettera una licenza libera per software, è soltanto perché software e letteratura sono cose diverse. E poi, l'automatismo dell'opera derivata non è di solito ben vista dagli autori, basti pensare che la licenza CC più utilizzata è quella "no opere derivate", almeno per quello che risulta nella lista di discussione.
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