L'accessibilità web.
Intervista a Roberto Scano, primo italiano ad entrare nel W3C WCAG Working Group e nel W3C ATAG Working Group.Che cos'è l'accessibilità? E quando un sito web può dirsi accessibile?
Accessibilità significa garantire l'accesso ad una struttura, ad un servizio, ad un sito Internet indipendentemente dalle eventuali disabilità a cui è soggetta una persona. Quando si parla di accessibilità si pensa spesso alle barriere architettoniche, alle problematiche incontrate dagli utenti con disabilità motorie o non vedenti nel muoversi all'interno di una città o all'interno del proprio appartamento, prigionieri a causa non solo della loro disabilità ma soprattutto per la mancanza di considerazione delle loro problematiche in fase di sviluppo. Accessibilità web è una particolare area dell'accessibilità che riguarda un mezzo di comunicazione, i siti Internet, che dovrebbero fornire informazioni e servizi accessibili a tutti gli utenti. La frase può sembrare retorica ma consideriamo che un utente con disabilità motoria o visiva spesso affida al personal computer le funzionalità che la sua disabilità non consente di usare nel mondo reale: un utente non vedente, grazie a programmi di lettura dello schermo (screen reader) può utilizzare un personal computer in modo agevole e per le stesse motivazioni un utente con disabilità motorie potrà utilizzare delle tecnologie assistive per aiutarsi negli spostamenti all'interno dell'area dello schermo. Un sito web può quindi dirsi accessibile quando garantisce l'accesso indipendentemente dalle disabilità: per garantire l'accesso il World Wide Web Consortium (W3C) nel 1997 ha avviato il programma WAI (Web Accessibility Initative) la cui prima creazione è stata la raccomandazione WCAG 1.0 (Web Content Accessibility Guidelines): 14 regole e 65 punti di controllo suddivisi in tre livelli di priorità.
Che cos'è l'usabilità? E quando un sito web può dirsi usabile?
L'usabilità è la possibilità di accedere ad informazioni e servizi in modo semplice ed intuitivo, garantendo ad un elevato numero di persone di poter raggiungere un obiettivo (una determinata area del sito web, l'accesso ad un servizio, ecc.) in pochi e semplici passi. L'usabilità nel web è un argomento altamente dibattuto e, a differenza dell'accessibilità, non vi sono degli standard internazionalmente riconosciuti ma ad oggi esistono solo delle raccomandazioni di esperti che consentono di valutare l'usabilità di un sito web.
E' elevata la quantità di siti web che dichiarano di essere accessibili anche se non lo sono?
Certamente: lo sport odierno sembra sia l'esposizione di bollini di conformità: livelli A, livelli AA e livelli AAA si moltiplicano ovunque con l'esposizione di bollini del W3C, di produttori di sistemi di valutazione (Bobby in primis), o dichiarazioni di conformità alla Section 508, che è la normativa federale americana e quindi non applicabile nel nostro paese. La dichiarazione di accessibilità di un sito web è responsabilità del dichiarante: nella pagina informativa del W3C dedicata alla conformità è chiara tale responsabilità come è chiaro che non esistono strumenti di valutazione che consentono di raggiungere la conformità ai diversi livelli di accessibilità. Cito dalla traduzione italiana: "Attualmente non esiste uno strumento che può effettuare una valutazione completamente automatica sui punti di controllo delle Linee Guida, e la valutazione automatica può rimanere difficile o impossibile. Ad esempio, alcuni punti di controllo contano su un'interpretazione di quanto le informazioni sono "importanti", oppure se il testo equivalente per un elemento del non-testo è esatto.". Quindi c'è da diffidare di chi espone icone di conformità, se tali icone non sono accompagnate da un'analisi di accessibilità.
Attualmente il software proprietario offre maggiori opportunità al diversamente abile rispetto a quelle che offre il software libero?
Dobbiamo parlare di ambienti operativi: l'ambiente operativo su cui un disabile opera solitamente è Microsoft Windows in quanto Microsoft già dalla versione 2.0 di Windows ha iniziato ad implementare caratteristiche di accessibilità del proprio sistema, sino a giungere alle MSAA (Microsoft Accessibility API) e alle opzioni di accesso facilitato. Le applicazioni sviluppate per tale ambiente operativo risultano sicuramente più accessibili rispetto ad altri sistemi considerando che le tecnologie assistive (soprattutto i lettori di schermo) utilizzano le API dell'ambiente operativo per ottenere informazioni sugli oggetti e sui contenuti testuali. Nel mondo opensource vi è interesse ad un adeguamento dei prodotti, in quanto la mancanza di caratteristiche di accessibilità non rende possibile la diffusione di prodotti come Linux nelle P.A. americane e non solo. Le comunità di sviluppatori opensource spesso hanno alta preparazione tecnica ma puntano ad emulare e a superare le prestazioni dei prodotti commerciali esclusivamente per caratteristiche disponibili ad utenti normodotati. Lo sviluppo di interfacce accessibili ed usabili è qualcosa che non ha mai ottenuto grande riscontro nel mondo open e questo ora sta creando un grande problema in quanto è necessario ridisegnare tutte le interfacce delle applicazioni se si desidera poterle fornire ad enti, sia negli States che nel nosto paese. In questo campo ora è necessario capire se il mondo opensource si muoverà per adeguare le applicazioni (anche web-based) per il rispetto dell'accessibilità, ovvero se esperti di accessibilità sposeranno dei progetti opensource o se partecipanti a progetti opensource sposeranno l'accessibilità.
Ritiene che l'uso di contenuto aperto ma inaccessibile rappresenti una contraddizione?
Direi proprio di sì. L'open content al momento non sembra aver ancora sposato l'accessibilità: qualche giorno fa, ad esempio, mi è stata segnalata proprio questa problematica per il sito creativecommons.it, dove vengono esposti i bollini di conformità a XHTML 1.0 mentre la DTD contenuta nella pagina dichiara XHTML 1.1 Strict, ovvero una DTD inesistente. A parte questa problematica, sarebbe interessante se il progetto Creative Commons definisse al proprio interno delle regole di pubblicazione volte all'accessibilità: non solo licensing di poter diffondere ma chiedere chiaramente di diffondere in modo da garantire a tutti la lettura dei contenuti; fornire qualche indicazione di base come, ad esempio:
- impaginare i contenuti in modo da rendere chiari titoli, sottotitoli, capitoli
- non affidare informazioni unicamente ai colori
- consentire un ridimensionamento dei caratteri
- fornire contenuti alternativi per immagini ed oggetti non testuali
sarebbe già un buon punto di partenza.
Come per altri settori, anche in questo caso è una questione di cultura: finchè anche nell'open content non si diffonderà l'idea di accessibilità, si diffonderanno sempre più contenuti aperti a tutti, tranne però alle categorie deboli e svantaggiate che più di altre potrebbero ottenere beneficio dai formati aperti. Altra soluzione invece è quella che stiamo utilizzando con i testi editi da IWA ITALY: abbiamo lanciato il formato tetralibro: cartaceo, XHTML 1.0 Strict, Pdf accessibile, Microsoft Reader, tutto in un'unica soluzione che consente a chiunque di fruire dei formati più idonei alle diverse esigenze: non è detto che un utente non normovedente non possa utilizzare anche il CD-ROM.
[ n.d.r.: risposta del webmaster di creativecommons.it ai commenti di Roberto Scano in merito al sito creativecommons.it ]
