I formati aperti.
Le risposte di questa intervista sono tratte dal sito openformats.org (abbiamo concordato con Dario Taraborelli la pubblicazione dei contenuti in forma dialogica).Di cosa si occupa openformats.org?
Openformats.org è un progetto collaborativo di documentazione sui formati e gli standard aperti e sugli aspetti tecnici, politici ed economici legati al loro uso.
Scambiare files in formato proprietario è sconsigliabile? Se sì, perché?
I formati proprietari sono oggi molto diffusi, dal momento che sono utilizzati da un gran numero di programmi per l'edizione e la manipolazione di testo, immagini e contenuto multimediale. Un formato proprietario codifica i dati in modo tale che il file risultante sarà leggibile soltanto con il programma con cui è stato creato. Al contrario, un formato aperto garantisce che il file possa essere letto tramite qualsiasi programma creato a tale scopo. La differenza tra un formato aperto e un formato proprietario può passare inosservata finché si fa un uso locale dei propri file. Per uso locale intendiamo un uso personale o un uso con altri utenti con cui esista un implicito accordo sul tipo di programmi disponibili per aprire i file. Non appena l'uso non è più locale e possiamo parlare di scambio di file (la loro pubblicazione in rete, la loro diffusione, il loro scambio in attachment ad un messaggio di posta elettronica, in breve tutte le forme di comunicazione per le quali non sussiste un implicito accordo con i destinatari sul tipo di programmi da utilizzare per aprire i file), la distinzione tra formato aperto e formato proprietario diventa cruciale.
I formati proprietari possono essere utilizzati localmente senza rischi da un utente isolato per uso personale o da una comunità di utenti che abbiano preliminarmente stabilito di servirsi di questi formati per un lavoro collaborativo. Scambiare file è invece una pratica sociale i cui effetti non riguardano più l'utente isolato, ma l'insieme dei possibili destinatari dei file. Scambiare file richiede la conversione del formato originario in un formato appropriato allo scambio.
I formati aperti sono per definizione formati di scambio: garantiscono accessibilità, interoperabilità e perennità del contenuto.
Scambiando file in formato proprietario si contribuisce invece a diffondere e rinforzare delle pratiche indesiderabili:
Correre il rischio che il destinatario non possa leggere il file:
1. Un formato proprietario richiede l'acquisto di un programma specifico capace di leggere l'informazione contenuta nei file. Lo scambio di file in formato proprietario presuppone cioè che ogni destinatario del file possegga il software necessario per leggere ed eventualmente modificare questo formato: qualsiasi utente che per ragioni tecniche o economiche non abbia la possibilità di acquistare il software per la lettura dei file non sarà mai in grado di aprirli.
2. Certo, il software richiesto può essere acquistato. Immaginiamo che il destinatario abbia acquistato il programma che permette la lettura del file in questione. Questo è sufficiente a garantire l'accessibilità completa ai dati contenuti nel file? Purtroppo no: una strategia largamente adottata dai produttori di software consiste nel modificare progressivamente i formati di cui essi sono proprietari. In questo modo, chi volesse continuare a utilizzare questi formati o a garantire l'accessibilità a file obsoleti sarà obbligato ad acquistare gli aggiornamenti del software.
3. Formati semiproprietari e pratiche predatorie. Una strategia d'impresa dagli effetti molto simili (Embrace and Extend) consiste nell'adottare all'origine dei formati aperti, modificandoli progressivamente con codice proprietario, operazione che li rende progressivamente incompatibili con i file dello stesso formato prodotti da altri programmi e che forza di fatto una conversione del formato pubblico originario in un formato proprietario. L'adozione di formati proprietari o semi-proprietari risponde in generale a strategie d'impresa che non corrispondono alle esigenze dell'utente, il cui interesse va all'accessibilità, all'interoperabilità e alla perennità del contenuto scambiato.
Correre il rischio di diffondere informazioni confidenziali:
Un formato proprietario codifica delle informazioni che non sono pubblicamente accessibili (in quanto codificate in modo non trasparente e in assenza di specifiche pubbliche del formato). In molti casi, solo il produttore del software e proprietario del formato, che possiede la chiave per la decifrazione completa dei dati, può accedere a queste informazioni. Spesso, al momento del salvataggio, il programma aggiunge ai file informazioni che non sono generalmente accessibili all'utente comune, quali il nome dell'autore, il numero di serie del programma, il tipo di sistema operativo, la macchina su cui l'utente lavora, la cartella in cui si trova il file etc. Alcune di queste informazioni sono talvolta codificate in modo trasparente all'insaputa dell'autore stesso e diventano così perfettamente accessibili a chiunque: l'aneddoto del manifesto politico anonimo diffuso in formato MSWord che conteneva il nome dell'autore perfettamente leggibile nelle proprietà del documento è forse il caso più celebre delle conseguenze inattese dell'uso di formati proprietari come formati di scambio. Delle conseguenze ben più gravi vanno previste qualora non si tratti di semplice violazione della privacy di dati personali, ma di diffusione d'informazioni militari o di segreti commerciali. È insomma abbastanza curioso che si accetti senza discussione che i documenti prodotti nel Ministero della Difesa di un Paese X contengano una parte accessible solo a una società privata di un Paese Y. Diffondere documenti e file in formato proprietario significa diffondere informazioni di cui nessuno - con l'eccezione del produttore del formato - può conoscere l'esatto contenuto.
Contribuire alla diffusione di virus ed esporsi al rischio di contaminazione:
La maggior parte dei virus oggi in circolazione sono veicolati da file scambiati tra utenti. Simili virus sfruttano la vulnerabilità di alcuni programmi o falle di sicurezza di specifici sistemi operativi per eseguire codice dannoso all'insaputa dell'utente. La propagazione dei virus in questi casi dipende dal fatto che la maggioranza degli utenti si serve della stessa applicazione e scambia dati direttamente nel formato nativo (proprietario) di questa applicazione. Ne segue che la maggior parte dei virus è non soltanto specifica per piattaforma, ma spesso specifica per programma. Spesso, abbandonare un programma e il suo formato nativo è sufficiente a rendere un sistema immune contro un'intera classe di virus (è il caso, per esempio, dei virus veicolati da macro MSWord). Utilizzare formati aperti - formati indipendenti da una specifica applicazione, interoperabili e accessibili a partire da diverse piattaforme - indebolisce l'impatto globale dei virus et ne scoraggia la diffusione: è molto più semplice creare un virus sfruttando le vulnerabilità note di una singola applicazione in posizione dominante e la mancanza di consapevolezza da parte della maggioranza degli utenti che aggiungere codice dannoso all'interno di un formato che può essere usato da un gran numero di applicazioni e su diversi tipi di piattaforma.
Rinforzare i monopoli di fatto nel campo dell'informatica:
Questo problema non è sensibile al livello del singolo utente, ma concerne in modo cruciale la comunità degli utenti. Diffondendo file in formato proprietario si obbliga implicitamente il destinatario a scegliere lo stesso software che il mittente ha utilizzato. Ciò che implicitamente si comunica inviando un file in formato proprietario è il messaggio munisciti dello stesso software o non potrai leggere il contenuto di questo file. Questa pratica - la stessa che si produce quando colui che diffonde un file pensa ingiustificatamente che tutti i destinatari di questo file dispongono certamente del software richiesto - ha una duplice conseguenza.
1. Da un lato tale pratica impone e rinforza l'uso del formato proprietario prodotto da un'azienda come standard di scambio di fatto: ciò significa legare l'interoperabilità, l'accessibilità e la perennità del contenuto del file alle politiche aziendali contingenti del produttore. Se questi deciderà o sarà costretto un giorno ad interrompere la produzione del programma di lettura del formato in questione, tutti i file esistenti in questo formato diventeranno automaticamente inuilizzabili: essendo la specifica del formato inaccessibile, sarà impossibile recuperare il contenuto di questi file diventati obsoleti.
2. In secondo luogo, imponendo un monopolio di fatto, tale pratica limita la concorrenza equa tra produttori di software, concorrenza che è risaputamente condizione essenziale per lo sviluppo tecnologico, e indebolisce la pratica dell'apertura delle specifiche dei formati e la ricerca di standard pubblici per lo sviluppo di applicazioni - che di tale concorrenza è considerata comunemente il requisito.
L'adozione di formati proprietari o semi-proprietari risponde in generale a strategie d'impresa che non corrispondono alle esigenze dell'utente, il cui interesse va all'accessibilità, all'interoperabilità e alla perennità del contenuto scambiato.
Quali formati proprietari vanno evitati?
I formati proprietari non sono formati di scambio. La maggior parte dei documenti in formato proprietario destinati alla diffusione o alla pubblicazione elettronica può essere facilmente sostituita o convertita in formati aperti che offrono le stesse caratteristiche.
I principali formati proprietari da evitare sono i seguenti:
Documenti di testo formattato MS Word (DOC)
Tavole e database MS Excel (XLS)
Presentazioni MS PowerPoint (PPS e PPT)
Immagini bitmap ad alta qualità (BMP, TIF)
Immagini vettoriali (WMF)
File audio MP3
Windows Media Audio (WMA)
Perché adottare formati aperti è consigliabile?
Privilegiare formati aperti nella diffusione, pubblicazione e scambio per posta elettronica di file e documenti significa:
1. Assicurare l'accessibilità e la perennità dei dati: il destinatario ha la garanzia che potrà sempre leggere e modificare il file.
2. Garantire una trasparenza perfetta al livello del contenuto dei dati scambiati: l'autore di un documento ha la certezza di non diffondere informazioni confidenziali.
3. Limitare la diffusione dei virus: mittente e destinatario del file avranno la tranquillità di non contaminarsi a vicenda.
4. Promuovere la diversità e l'interoperabilità nel campo dell'informatica.
Recentemente, la International Organization for Standardization (ISO) ha accettato Open Document Format (ODF) come standard internazionale per salvare e scambiare documenti in formato digitale. Quali altri formati aperti è possibile utilizzare (non soltanto per i testi, ma anche per le immagini e l'audio)?
Il modo più semplice di leggere, salvare e diffondere del testo è quello di utilizzare il formato ASCII.
Testo semplice (ASCII)
Se avete bisogno di diffondere o pubblicare documenti formattati le migliore soluzione per portabilità e compatibilità è il formato HTML.
Hyper Text Markup Language (HTML)
L'edizione e formattazione di documenti scientifici può avvalersi di un formato aperto dedicato, il TeX.
TeX, LaTeX et Device Independent Format (DVI)
Se avete bisogno di creare un documento per un lavoro collaborativo e non potete manipolare file in formato HTML o avete bisogno di proprietà non supportate dall'HTML, potete usare l'Open Document Format - lo standard di documento per le applicazioni office - o un'alternativa semi-aperta come il Rich Text Format.
Open Document Format (ODF)
Rich Text Format (RTF)
Se avete bisogno di presentare o stampare documenti impaginati e formattati di alta qualità, i formati PostScript (PS) e Portable Document Format (PDF) sono la soluzione che fa per voi.
PostScript (PS)
Portable Document Format (PDF)
I principali formati aperti disponibili per le immagini sono i seguenti:
Joint Photographic Expert Group (JPEG)
Portable Network Graphics (PNG)
Scalable Vector Graphics (SVG)
Imagini bitmap a 256 colori (GIF)
I formati aperti audio disponibili sono i seguenti:
Ogg Vorbis (OGG)
Musepack (MPC)
Free Lossless Audio Codec (FLAC)
Speex
Copyright © openformats.org
Permission is granted to copy, distribute and/or modify this document under the terms of the GNU Free Documentation License, Version 1.2 or any later version published by the Free Software Foundation; with no Invariant Sections, no Front-Cover Texts, and no Back-Cover Texts.
