[Lista] Digest di Lista, Volume 15, Numero 1

ermanno ermanno.pandoli a fastwebnet.it
Mar 8 Ago 2006 21:16:03 CEST


L'analisi di Marco è giustissima e, come al solito, le sue affermazioni "dal 
basso" sono sempre lucide e corrispondenti alla realtà.
Il lato teorico ha importanza solo quando riesce ad affrontare un problema 
pratico e a risolverlo. Non che il lato teorico non sia importante, ma la 
dispersione di energia nella tetratricotomia (arte dello spaccare il capello 
in quattro parti), su quale standard utilizzare per fare qualcosa, potrebbe 
togliere energia sul decidere cosa fare. Io non sono un artista, sono 
soltanto un fruitore di arte e per me la cosa più necessaria è rendere 
l'arte accessibile a tutti, al minor prezzo possibile ed utilizzando tutti 
gli strumenti conosciuti. Cerco quindi, nel mio piccolo ed utilizzando le 
mie conoscenze, di "fare" qualcosa per rendere utilizzabili gli strumenti 
(quali le diverse licenze "copyfree") fino ad ora creati per una diversa 
"distribuzione" dell'arte e della cultura.
Secondo me spetta ad altri soggetti, (gli artisti, i produttori, i fruitori) 
chiedersi cosa intendano loro per cultura libera, e magari utilizzare le 
licenze copyfree (bello questo termine) non per il loro valore pubblicitario 
ma per quello che significano e rappresentano.

erm


>
> Message: 8
> Date: Tue, 8 Aug 2006 15:53:04 +0200
> From: marco <marco a anomolo.com>
> Subject: [Lista] Alcune considerazioni
> To: lista a scarichiamoli.org
> Message-ID: <03F3473A-171A-459E-9943-645FAEC7946E a anomolo.com>
> Content-Type: text/plain; charset=ISO-8859-1; delsp=yes; format=flowed
>
> Approfitto per fare alcune considerazioni generali.
> Io mi occupo di musica copyfree (termine che abbiamo coniato
> all'interno di Anomolo per uscire dal caos di una terminologia spesso
> impropria e fuorviante) ormai da quattro anni. Sono pochi per farsi
> un'idea precisa di cosa è possibile fare in questo territorio per
> molti tratti inesplorato ma abbastanza per delineare uno scenario che
> direttamente o indirettamente ho visto formasi e modificarsi sotto i
> miei occhi. Voglio partire da questo punto, che mi rendo conto essere
> prossimo allo zero in una scala immaginaria di valori, per 3 motivi
> fondamentali:
>
> 1) ritengo non ci sia ancora abbastanza chiarezza su che cosa sia la
> cosiddetta cultura libera ne su quali basi poggi
>
> 2) ho l'impressione che i protagonisti di questo teatro siano spesso
> motivati da convinzioni per molti aspetti contraddittorie
>
> 3) mi pare ci sia un eccessivo sbilanciamento di pesi tra gli aspetti
> teorici e gli aspetti pratici a favore ovviamente dei primi
>
> Personalmente non possiedo (e non voglio possedere) alcuna autorità
> per dare importanza alle mie affermazioni, per cui prendetele come
> analisi "dal basso" costruite sopra l'esperienza piuttosto che sul
> pensiero.
>
> 1) provate a chiedere a persone comuni che cosa sono le Creative
> Commons o che cosa sanno della cultura libera. Il 98% non ne ha la
> più pallida idea anche se ne ha sentito parlare o ne intuisce a
> braccio le intenzioni. Che cosa vuol dire questo? Che la
> comunicazione è confusa, in molti casi criptica e spessissimo non
> sostenuta da semplici azioni pratiche. Le informazioni non sono
> raccolte in un'unica fonte informativa, un portale centrale ad
> esempio gestito da più parti, e questo è gravissimo (ho visto
> traduzioni dall'inglese fatte tre volte da tre persone diverse per
> tre siti diversi) perché nessuno dei protagonisti ha intenzione di
> aprire il cancello del proprio orticello. Ciò genera frastagliamento
> e confusione tant'è che qualcuno è arrivato a chiedermi come mai
> Anomolo fosse contro le Creative Commons! Quello che mi preoccupa non
> è il fatto che un soggetto non riesca a capire la differenza tra il
> nostro modello e quello proposto da CC, tecnicamente è possibile non
> vederci chiaro, quanto il fatto che questo soggetto non abbia capito
> le intenzioni e le motivazioni che sono le stesse.
>
> 2) proviamo a chiederci che cosa intendiamo noi per cultura libera,
> al di la del significato letterale intendo. Scopriremo di averne una
> visione differente e personalizzata, in alcuni casi contraddittoria,
> l'uno dall'altro. Perché nella realtà dei fatti abbiamo perso di
> vista l'elemento centrale della questione essendoci concentrati
> troppo sugli aspetti tecnico/strumentali (licenze CC, GNU, ArtLibre
> ecc.). Alla fine è chiaro che ognuno si senta detentore della verità
> assoluta e non ne voglia sapere di lavorare in un territorio comune
> di condivisione. Se io possiedo una FIAT e dico che è migliore della
> tua che è una FORD non riusciremo mai a parlare del viaggio, siamo
> troppo occupati a difendere le caratteristiche dei nostri mezzi
> sminuendo il contenuto a favore della forma. E' necessario resettare
> tutti i termini del dibattito e dire: oggi abbiamo una grande
> possibilità che è quella di portare a chiunque "oggetti" culturali,
> di renderli partecipi di un processo di conoscenza e collaborazione
> unica nel suo genere perché svincolata da qualunque forma di
> proibizione proprietaria. Ciò non contrasta con quello che c'è già ma
> da esso attinge muovendo verso direzioni diverse e inconsuete.
>
> 3) partire da preconcetti ideologici nell'approcciare le forme di
> comunicazione libera è secondo me pericoloso. Occuparsi di musica no
> copyright perché si odia la SIAE o perché non si accettano  le azioni
> lobbistiche delle major o perché è tornata di moda la cultura
> frikkettona che richiede implicitamente una posizione di rifiuto
> acritica nei confronti di qualunque forma di commercio significa
> perdere tempo. Sarebbe meglio e più utile impiegare quel tempo a
> costruire nuove forme, nuove pratiche di azione. Se oggi Anomolo è
> considerata nell'ambito della discografia ufficiale come una
> etichetta capace di produrre qualità alla pari di altre strutture di
> impostazione tradizionale (porto questo esempio solo per comodità), è
> grazie al fatto che abbiamo parlato con tutti senza scendere a patti
> con nessuno di coloro che si aspettavano da noi una presa di
> posizione schierata e che al progetto teorico abbiamo da subito
> affiancato quello pratico, dimostrativo.
>
> Infine voglio spendere due parole sulle modalità di comunicazione che
> si utilizzano in questi contesti: sarebbe opportuno adoperare sempre
> una terminologia semplificata (si deve parlare a tutti no?) e se
> possibile far passare prima le intenzioni poi spiegare i mezzi. Un
> conto è dire ci sono le CC che servono a... un altro è dire si può
> fare questo e lo si può fare utilizzando le CC. Non dimentichiamoci
> che non stiamo rivoluzionando nulla ma approfittando di possibilità
> che solo grazie ad internet ci vengono concesse.
> Spero di aver dato un apporto parziale ma concreto.
>
> Ciao a tutti, Marco Fagotti
>
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