[Lista] Il principio fu il gelato: proposta
Nicola A. Grossi
k2 a larivoluzione.it
Mer 9 Ago 2006 20:12:50 CEST
Alessandro Bottoni ha scritto:
>Nicola A. Grossi ha scritto:
>
>
>>Quando parlo di organizzazione alludo proprio alla sicurezza, cioè:
>>io che voglio musica free nel mio locale devo essere certo che quella musica
>>sia davvero free: TUTTA free, perché se anche un solo pezzo non è free,
>>il "pizzo" va pagato.
>>
>>
>
>Comincio a capire qual'è il problema.
>
>
>
>>Occorrono due requisiti fondamentali:
>>1. Gli autori non devono essere iscritti alla SIAE (proprio per questo
>>nelle Copyzero X c'è una clausola che esclude l'iscrizione;
>>nelle CC, invece, c'è una clausola che NON esclude l'iscrizione... e
>>questo è pericoloso).
>>2. Occorre che il brano sia stato licenziato sia dagli autori che dagli
>>esecutori-interpreti (altrimenti se le scatole non te le rompe la SIAE
>>te le rompe l'IMAIE: per questo motivo nelle Copyzero X c'è una clausola
>>che esclude il non licenziamento dei diritti connessi; nelle CC, invece,
>>questa clausola manca e le stesse AI di CC.it dicono: mi raccomando,
>>anche gli esecutori devono utilizzare la licenza, altrimenti il download
>>non è legale).
>>
>>
>
>Adesso ho finalmente capito perchè esistono le CopyZero. Essendo un
>(modestissimo) autore di PDF non mi ero mai scontrato con questo problema ma
>adesso comincio a capire perchè le CC non sono così adatte al mondo della
>musica e del cinema.
>
>
Sì, e ti dico anche qualcosa di più, visto che ci siamo:
prima che le CCPL italiane venissero pubblicate, volli dare il mio
personale contributo
alla così detta "public discussion" di iCommons Italy,
proponendo un adattamento che tenesse conto anche degli aspetti di cui
parlavo prima.
Mi si rispose che non era possibile perché l'accordo che CC.it aveva con
CC.org non prevedeva
modifiche della licenza se non strettamente necessarie (ossia
inevitabili per il corretto funzionamento della licenza).
A quel punto nacquero le licenze CopyZero X (che furono pubblicate prima
delle CCPL italiane), proprio per l'esigenza di fare fronte anche queste
problematiche.
Tuttavia, mi chiedo cosa avrebbe risposto CC.org se fosse stata
informata circa queste problematiche:
forse avrebbe detto: "procedete". Chissà.
Dico questo perché una delle cose che chiesi fu quella di parlare
(soprattutto a scopo informativo) di diritti morali nella licenza
(date le differenze tra l'ordinamento USA e il nostro).
La risposta fu la medesima, con una variante: "è superfluo".
Però, adesso, è la stessa CC.org che chiede alle varie AI nazionali di
inserire i diritti morali nella licenza, a partire addirittura dal
commons deed.
E CC.org chiede questo perché, evidentemente, qualcuno gli ha spiegato
che gli USA non coprono l'intero pianeta e che il mondo è bello perché è
vario.
Curioso è poi il fatto che anche il mese scorso le AI italiane mi
abbiano contattato per chiedermi un incontro privato
in cui parlare dei diritti connessi (incontro al quale non sono andato).
A che scopo? Tanto le CCPL non si possono cambiare...
Ho fatto queste precisazioni per sottolineare che da parte mia (e anche
di altre persone che stanno su questa lista)
c'è sempre stato un atteggiamento di critica costruttiva nei confronti
delle CCPL, proprio perché sono le licenze più diffuse e conosciute...
e quindi è importante che siano licenze pronte a risolvere i grossi
problemi che si possono incontrare nella diffusione di alcuni contenuti.
Non c'è mai stato nessun intento distruttivo: purtroppo la critica viene
spesso scambiata per cattiveria, invidia, opportunismo...
ho dovuto sentirmi dire di tutto e di più. Ma non è un problema. Ci sono
/ ci siamo abituati. E in genere rispediamo al mittente con gli interessi.
Il problema è, come dicevamo, fornire una soluzione sicura.
Una soluzione che tenga conto anche dei DRM.
E anche su questo punto, malgrado i miei sforzi interpetativi (che tu
Alessandro conosci), le CCPL lasciano al licenziante (non al
licenziatario) campo libero (ho parlato direttamente con Lessig e con
Doctorow di questo: il secondo non condivide il pensiero del primo ma
intanto usa le CCPL perché, a conti fatti, è sempre pubblicità):
è un'assurdità logica, ma Lessig ha un accordo (Maffulli, presidente di
FSFE(I), sostiene di natura economica: si è svenduto per una minestra -
dice lui, lui che comunque non è esente da giochi di potere... ) con Sun
e il suo DRM interoperabile... come fa a dire di no?
Va bene, non dilunghiamoci oltre altrimenti si cade nell'entropia.
>>Bisogna creare un sistema sicuro e libero.
>>Perché basterebbe un locale con uno stupidissimo problema per far
>>saltare tutto il nostro gioco.
>>
>>
>
>Già. Effettivamente, quello che ci vuole sono due cose:
>- un sistema di tagging che permetta di tenere traccia delle licenze (insomma:
>qualcosa che si appiccica al brano e definisce in maniera definitiva ed univoca
>quale licenza deve essere applicata). Si noti che questo è un sottocaso di un
>sistema DRM...
>- un motore di ricerca che tenga conto di questi tag.
>
>Vado a studiarmi come sono fatti i CDDB ed i tag usati per tracciare brani
>musicali ed i film e poi mi rifaccio vivo (ci vorrà un po', temo).
>
>
Grazie molte. Nel frattempo ti espongo un'idea che mi giunge al capo or ora:
ciò che è fondamentale è, come ti dicevo, la possibilità di ricollegare
esattamente
autore, opera e licenza. Soltanto se stabilisci questo collegamento, sei
sicuro di scaricare
nella legalità e sei sicuro di diffondere ed utilizzare musica nella
legalità.
Quello di MusicBrainz, tanto per intenderci, non è un meccanismo sicuro:
è efficiente ma non è sicuro.
La sicurezza deriva dall'individuabilità del soggetto e dalla
possibilità di addossare eventuali responsabilità
ad un determinato soggetto.
Questo riduce notevolmente i rischi per chi scarica e per chi diffonde.
Questa sicurezza puoi averla con la firma digitale qualificata
(fondamentale anche per la validità delle clausole vessatorie di tutte
le licenze):
però è un meccanismo ancora elitario perché sono in pochi ad
utilizzarla. E non tutti vogliono metterci la faccia.
Tuttavia - pensavo or ora - si potrebbe utilizzare anche la firma
debole: GPG.
Anche GPG, infatti, ha valore legale. Ed è compatibile con l'anonimato.
Si potrebbe quindi ricorrere ad un server di chiavi dedicato, al quale
accedere previa identificazione dinanzi ad un terzo garante*.
Se Mario Rossi scrive un brano e vuole condividerlo senza far sapere che
si tratta di Mario Rossi,
può farlo, e tu che scarichi puoi scaricare con sicurezza anche se non
conosci l'autore:
ti basta verificare la presenza della chiave che ha firmato il brano sul
server (si può agevolare la verifica con programmi, plugin per i
browser... e chi più ne ha più ne metta).
Si possono anche stabilire vari livelli di sicurezza in base alle prove
fornite dal possessore della chiave.
Tutto questo presuppone, ovvimente, la presenza di un terzo garante*
(garante del fatto che chi sta sul serve ha fornito un documento):
può essere anche un'associazione. Il mio movimento, ad esempio, può
garantire che tu scarichi musica
di un soggetto identificato (il modo più semplice per identificarsi è
firmare con GPG la propria carta di identità e la propria firma olografa).
Certo, il fatto che uno si identifichi non significa che condivida
musica che, ad esempio, ha scritto lui o che
egli non sia iscritto alla siae... ma intanto c'è una forte deterrenza e
poi c'è comunque un responsabile (colposo o doloso, non importa) su cui
rivalersi se si hanno grane. E' questo ciò che conta.
Se tu scarichi musica dal mio sito poi è difficile dire che io te l'ho
concesso... un vero macello.
Se c'è un terzo testimone allora c'è una garanzia. Un testimone super
partes.
Se mi sono spiegato male dimmelo che ci riprovo. :-)
Saluti,
n.a.g.
Maggiori informazioni sulla lista
Lista