[Lista] Te le do io sicurezza e privacy: CON PREGHIERA DI MASSIMA DIFFUSIONE

Nicola A. Grossi k2 a larivoluzione.it
Lun 16 Ott 2006 11:18:08 CEST


*OGGETTO: Frequenze LPD, sicurezza e privacy dei cittadini*


Signor Ministro,

in base al DPR 5 ottobre 2001, n. 447, articolo 6, comma 1, lettera q), dal 1° Gennaio 2002 
tutti gli apparati LPD (Low Power Device) sono di libero utilizzo. 
Tale libero utilizzo esenta dal presentare denuncia di inizio attività:
chiunque può fare uso di detti apparati (comuni ricetrasmettitori), economici ed efficienti 
(la loro portata, nonostante la debole potenza, si estende fino a 2 km in spazi aperti), 
che utilizzano la banda di frequenze 433.075-434.775 MHz.

Il Piano Nazionale delle Frequenze, approvato con Decreto Ministeriale 8 luglio 2002, relativamente alle suddette frequenze specifica che: 
1. "L'impiego di sistemi atti alla trasmissione di segnali audio è ammesso soltanto nella banda 433,050-433,575 MHz."
2. "L'immissione in commercio di apparati atti alla trasmissione di segnali audio è ammessa fino al 31 dicembre 2004."

Per quale ragione dal 1° Gennaio 2002 i ricetrasmettitori LPD sono di libero utilizzo, 
ma la loro vendita è stata permessa fino al 31 Dicembre 2004? 
A noi sembra di rinvenire la risposta nel fatto che la banda di frequenze 433.575-434.550 MHz è gestita, 
in base allo stesso Piano Nazionale delle Frequenze, dal Ministero della Difesa e viene utilizzata dalle forze dell'ordine.

Nonostante il divieto espresso nel Piano Nazionale delle Frequenze, la vendita di ricetrasmettitori LPD continua, 
grazie (?) ad una piccola nota inserita (talvolta) nei manuali d'uso: 
"Il Ministero della Comunicazione autorizza l'utilizzo delle sole frequenze 433,050-433,575 MHz". 
In altre parole: vengono venduti ricetrasmettitori LPD con 69 canali perfettamente funzionanti, 
ma in base al suddetto Decreto l'impiego di sistemi atti alla trasmissione di segnali audio è ammesso soltanto sui primi 21 canali.

Non mettiamo in dubbio che un onesto cittadino non stazionerà sulle frequenze riservate alle forze dell'ordine 
se non per errore (errore nel quale è comunque facile cadere, dato che, ad esempio, 
i ricetrasmettitori in oggetto possiedono normalmente un rilevatore automatico dei canali sui quali avvengono le comunicazioni) 
od ignoranza (altro elemento che non è difficile riscontrare, ma igrorantia lex non excusat).

Invece, ci poniamo il problema dal punto di vista del delinquente abituale o anche del semplice "curioso" e Le chiediamo:
se i delinquenti possono ascoltare le comunicazioni delle forze dell'ordine 
(che non sempre sono criptate: basta pensare al celebre caso dei giornalisti di "Merate On-line", di cui si occupò, 
in qualità di difensore, il Ministro Antonio Di Pietro), che fine fa la sicurezza dei cittadini?
Se chiunque può ascoltare, ad esempio, le quotidiane comunicazioni tra le volanti e le centrali mentre vengono identificati 
gli automobilisti fermati per gli ordinari controlli, che fine fa la privacy dei cittadini?

Nella viva speranza di ricevere una Sua risposta, Le auguriamo buon lavoro.



										Per Movimento Costozero
										il Presidente
										Nicola A. Grossi

Milano, 16 ottobre 2006

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