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<span style="color: rgb(0, 0, 0); font-size: 130%;"><span class="corpo">Abbiamo
ancora negli occhi il Museo Nazionale di Bagdad, che raccoglieva
l'immagine delle antiche civiltà mesopotamiche ed arabe e conservava
opere ed oggetti d'arte fino all'evo moderno, saccheggiato e spogliato
delle sue inestimabili ricchezze. La guerra del petrolio non uccide
solo civili (la maggior parte donne e bambini... minima è in confronto
la percentuale dei militari che perdono la vita), ma anche la cultura,
lo sappiamo.</span><br>
<br>
<span style="font-weight: bold;">Nel marzo
2004, l’Assessore all’Industria della Regione Siciliana Marina Noè
emette un provvedimento con il quale autorizza quattro giganti del
petrolio (i Golia americani della Panther Resources Corporation) ad
effettuare ricerche di idrocarburi in quattro zone differenti della
Sicilia.</span><br>
<br>
Una di queste è il <span style="font-weight: bold;">Val di Noto</span>,
<span style="font-weight: bold;">uno dei lembi di terra più belli della
Sicilia sud-orientale</span>, talmente bella e culturalmente importante
da diventare nel 2002, con otto sue città (inserite nella <span
style="font-weight: bold;">World Heritage List dell'UNESCO</span>), <span
style="font-weight: bold;">Patrimonio dell'Umanità</span>.<br>
<br>
<span style="font-weight: bold;">Le
popolazioni del Val di Noto, costituitesi in Comitato, da due anni
portano avanti, nell'indifferenza della stampa, una opposizione
determinata al progetto di trivellazione del loro splendido territorio,
un territorio che deve rimanere Patrimonio di tutti e non bottino di
alcuni.</span></span>
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